Dumbo, Tim Burton incontra la stampa a Roma: "Un film che parla di emozioni pure e semplici"
Addirittura parlando degli occhi di Dumbo e del lavoro fatto individua un busto di Jack Skeleton tra l’uditorio, in prima fila, si alza di colpo lo prende, mostra a tutti gli occhi grandi e cavi per dire: “Ecco, questi occhi non mi hanno richiesto lavoro! Quelli di Dumbo invece sì”. L’applauso parte inevitabile e lui è proprio qui per prenderselo.
Da sempre più dalla parte degli Ed Wood che da quella dei De Mille, Tim Burton con Dumbo racconta la storia di un gruppo di artisti indipendenti che lottano contro le difficoltà, i quali dopo un grande successo sono comprati da una grande compagnia che vuole che replichino quel successo con loro ma con più soldi e ingerenze, fino a che le logiche commerciali rovinano tutto.
Quando ha letto la sceneggiatura ha pensato che somiglia alla dialettica tra filmmaker indipendenti e grandi studi di produzione?
Cosa le è piaciuto della sceneggiatura?
“Il fatto che c’è una storia di esseri umani che rispecchia quella di Dumbo, fatta di perdita e persone fuori dal proprio mondo. È un buon modo per esplorare modelli di famiglia diversi quella tradizionale. La cosa strana, ne parlavo con Danny De Vito, è che io e lui insieme abbiamo fatto 3 film con il circo e nemmeno ci piace!”
“Questo è un film che parla di emozioni pure e semplici, in un mondo caotico volevo che queste passassero dagli occhi, anche perché il personaggio non parla. E c’è voluto davvero tanto tempo per arrivare ad un risultato che fornisse la risposta emotiva che serve”.
Lei aveva scritto nella sua biografia di non essersi mai trovato davvero con la Disney. Com’è cambiato questo rapporto negli anni?
Perché Dumbo?
“È forse il film Disney che più mi ha colpito, ed è anche quello che non è possibile rifare, appartiene molto al suo tempo e quindi occorre necessariamente estrapolarne i temi e fare qualcosa di diverso, che è più attraente. Diciamo che per la scelta tra i film Disney è quella tra Dumbo e Il Gatto Venuto Dallo Spazio”
“Certo. È sempre aperto vero? Per me ci sono Fellini, Bava e Argento… e poi i film su Ercole. Grandissimi. Dario è un grandissimo filmmaker con un negozio pazzesco!”
La sequenza degli elefanti rosa l’ha tutta rimodellata, come ha scelto le bolle?
Com’è cambiata la Disney da quando ci lavorava agli inizi?
“Non è solo Disney ad essere cambiata ma tutte le compagnie. Si fondono e si fondono un’altra, poi ancora e fanno tutte la stessa cosa. Io sono un prodotto della Disney dell’epoca di Red e Toby e Taron e la Pentola Magica, se non ci fosse stata io non esisterei e se fosse stata più strutturata non sarei riuscito a fare molte delle cose che ho fatto là dentro”
“No no, [indicando il busto di Jack ndr] dove lo trovo uno così secco??”
Chi pensa che abbia raccolto meglio la sua eredità su Batman, Christopher Nolan o Zack Snyder?