Come pensava Ennio Morricone
Come vedeva il lavoro Ennio Morricone, cosa pensava del cinema, come concepiva la musica leggera e come giudicava i registi In breve: non era leggero
Quello che si sa meno però è che tipo di persona fosse e da dove venisse quest’incredibile etica del lavoro e questa dedizione mostruosa. Quanto cioè la creatività e la vena che pareva inesauribile venissero da un’attitudine che è l’opposto di quella che colleghiamo all’arte. Nascevano da un rigore, un metodo e un inquadramento che sembrano più quello dell’ingegnere che quello dell’artista.
Per arrivare anche a 8-9 film musicati in un solo anno Ennio Morricone aveva ideato sistemi inesorabili. Appassionato di risoluzione di problemi e creazione di standard si era inventato un sistema tutto suo di scrittura della musica, una scrittura semplificata s’intenda, per appuntare idee, tramite il quale poteva, mentre gli veniva proiettato un film, cominciare a concepire suoni e armonie. Lo fece per esempio per Novecento di Bertolucci.
Come ha raccontato nella masterclass degli anni '80 resa pubblica dal Centro Sperimentale un’altra tecnica che aveva, quando gli veniva chiesto di comporre prima che il film fosse finito, era di chiedere alla moglie di leggergli tutta la sceneggiatura (è facile ipotizzare con risultati esilaranti, erano due signori d’altri tempi della Roma bene, sarebbe bello assistere alla lettura dello script di La Cosa da parte della signora Morricone) e mentre la moglie legge lui di nuovo appunta, crea e inventa già sul momento.
Quando poi arrivava il momento della composizione e della scrittura propriamente dette, quello del lavoro più intenso, si chiudeva per circa un mese in casa non facendo altro tutti i giorni tutto il giorno “specialmente il sabato e la domenica, che sono i giorni migliori perché il telefono squilla meno” raccontava sempre al New York Times nel 2007.
Non era infrequente che disprezzasse alcuni dei mezzi o dei suoni o degli strumenti che usava per lavoro e con i quali cercava di fare il lavoro migliore. "Ma che è uno strumento il fischio? No, mica è uno strumento" diceva quando gli si chiedeva della rivoluzione portata nelle colonne sonore inserendo elementi prima sconosciuti. Aveva portato fruste e rumori nelle colonne sonore degli spaghetti western perché, nella sua visione, erano film e generi estremamente popolari e allora lui avrebbe usato forme più basse, strumenti più popolari (la chitarra elettrica surf) e anche i rumori.
Ma spesso disprezzava apertamente anche i registi che non capivano la musica. Dai suoi racconti alle volte traspariva un malcelato disgusto come quando spiegava come aveva ingannato Pontecorvo che di musica capiva poco, fingendo di dargli quel che lui voleva quando in realtà era quel che stava più a cuore a Ennio Morricone. Pontecorvo andava fiero di aver suggerito la melodia di il tema di Alì in La Battaglia di Algeri, Morricone diceva "Lui venne da me con queste quattro note... Poi io ci ho composto intorno un tema, che è anche rivoluzionario". E nonostante la profonda e grande amicizia con Leone (che viene dalle elementari) anche su di lui scherzava raccontando come capisse molto poco di musica e fosse facile a “raggirarsi” per ottenere di imporre il tema o il tono o l’arrangiamento che voleva facendo pensare a Leone che fosse una sua idea.
Infine però la cosa che forse sorprende di più è quanto pensasse che la musica sia superflua nei film. Non solo Ennio Morricone era fermamente convinto che un film propriamente detto, un’opera completa e riuscita in tutte le sue parti dovesse bastare a se stesso con il proprio linguaggio e quindi non dovesse appoggiarsi al linguaggio di un’altra arte (la musica per l’appunto), ma anche quando lo faceva riteneva che troppa musica in un film fosse inutile perché dopo un po’ il pubblico si perde e non riesce ad apprezzare le idee psicologiche e gli obiettivi che questa ha. Dall'altro lato però pensava anche che, una volta che una musica c'è si debba sentire, si debba notare: "La musica che non si sente nei film è brutta musica" era la sentenza espressa in un'intervista alla BBC.