Game & Book #9 - Videogiochi indipendenti
Game & Book: un viaggio nella cultura videoludica tra produttori, critica e pubblico, nel libro di Enrico Gandolfi
Autore: Enrico Gandolfi
Editore: Unicopli
Anno: 2015
Pagine: 165
Prezzo: 15 euro
Il titolo può essere fuorviante, sosteneva l'autore sulla pagina Facebook dell'Archivio Videoludico. Il sottotitolo, al contrario, descrive precisamente l'operazione compiuta con Videogiochi indipendenti. Cultura, comunicazione e partecipazione. Analizzare il videogioco come prodotto culturale immerso in un contesto partecipativo in cui i singoli tasselli – creatori, produttori, critica e pubblico – sono in costante relazione. La loro interazione non è una semplice casualità, ma è a tutti gli effetti componente vitale di un processo che ritorna infine a definire il medium nel suo complesso. L'intento dell'autore, dal punto di vista metodologico, è “rivalutare attraverso lo studio dell'intrattenimento digitale una prospettiva storica come quella sociologica”, ma anche “accogliere suggerimenti dalla provenienza molteplice”. Per questo nel libro si trovano rimandi costanti alla semiotica, alle teorie del game design, ai game e ai cultural studies. Ne esce un quadro curioso, sospeso tra teoria e osservazione empirica.
In soldoni, Gandolfi si è messo di fronte al PC, è andato su Multiplayer.it e ha osservato il comportamento degli utenti. Una dimensione empirica tramite la quale analizzare gli attori – produttori/gatekeeper/giocatori – che danno forma alla cultura videoludica. I siti specializzati sono infatti “crocevia interattivi di rilievo tra diverse rappresentazioni della game culture […] punto di incontro e motore di confronto per le audience”.
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Star Citizen[/caption]
Le critiche ad autori come Markus 'Notch' Persson o David Cage destabilizzano non solo il loro operato, ma anche concetti trasversali come quello di indipendenza o di legittimità intermediale. Ancora una volta – nel quarto e nel quinto capitolo – si intuisce quanto l'osservazione di singoli casi concreti possa rivelare linee di pensiero più generali che contribuiscono alla definizione stessa dello scenario cultural-videoludico. Negli altri case study l'autore si sofferma sulla rinascita dello stile old school e sulla crisi/resurrezione del mercato giapponese. Su quest'ultimo versante si assiste a una vera e propria mitizzazione della produzione nipponica, vista come collante identitario di un'intera generazione di giocatori sospesi tra desiderio di innovazione e culto della tradizione.
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Markus Persson[/caption]
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Dragon's Crown[/caption]
Per concludere, alcune domande all'autore:
L’idea era nell’aria da anni, anche se si è costruita gradualmente e in parallelo con i miei studi. Sono sempre stato affascinato da come la comunità videoludica sia varia, propositiva, complessa, e i forum dei siti specializzati sono un luogo ideale per comprenderne i tratti. Dal dibattito sull’ennesimo trailer trafugato (tanto per fare un esempio) vedi generare significato, scontro, identità, strategie. È una sorta di palcoscenico, serio e futile, costruttivo quanto conflittuale. Spesso una simile ricchezza si perde o si liquida in categorie banali e fin troppo abusate, eppure la game culture è oltre in termini di complessità e dinamiche. Quando ho avuto le competenze giuste e la splendida occasione targata Ludologica, mi sono semplicemente buttato... e ne è davvero valsa la pena (anche se, a cose fatte, avevo la nausea alla vista anche di un solo commento)!
La scelta dei case study affrontati nel volume è stata casuale? O c'è stata una selezione mirata dettata da precise motivazioni analitiche?
Questo libro segue di pochi mesi l'altro tuo volume, Generazione nerd. Dati i ritmi, stai già lavorando al prossimo? Se sì, puoi anticiparci qualcosa?
Beh, si pensa continuamente al prossimo libro, anche se uscirà tra anni! Scherzi a parte, ora sto lavorando attraverso altri generi di pubblicazioni (su tutti articoli per riviste accademiche) anche per riprendere ossigeno: sia Videogiochi indipendenti che Generazione nerd (tratto dalla mia tesi di dottorato) sono stati viaggi bellissimi ma estremamente lunghi e a volte faticosi (la loro quasi concomitanza è stato un puro caso). Ho avuto la fortuna di incontrare editori ricettivi (e coraggiosi, aggiungerei) che mi hanno permesso di arrivare alla fine del percorso nel migliore dei modi, ma è un’opportunità più unica che rara di questi tempi.