[GamesCom 2012] Provato: Borderlands 2
Direttamente dalla GamesCom, la nostra prova diretta del seguito del successo firmato Gearbox, in uscita a fine settembre...

Mezz'ora circa di gameplay, ottima per ritrovare un feeling di gioco molto familiare. Per quanto le novità non manchino a Borderlands 2, i ragazzi di Gearbox hanno infatti scelto di mantenere intatto il particolare feeling della componente shooter, che mescola la visuale in prima persona e un feedback delle armi credibile con i numeri, i modificatori e le statistiche tipici dei GDR.

L’albero delle abilità si sviluppa partendo da queste basi, rendendo ad esempio possibile aumentare le probabilità di critico del colpo da mischia, e attivare successivamente un bonus che concede una seconda attivazione automatica dell'abilità, a patto che si ottenga un critico. In modo simile, il Phase Lock della Sirena, abilità che intrappola un nemico in un campo di forza per qualche secondo, può essere potenziato e reso in grado di far sì che l'avversario attacchi i suoi nemici. Questa breve digressione sulle abilità è stata fondamentale per capire come Borderlands 2 sia intenzionato a offrire una profondità tattica superiore a quella del suo capostipite, dando la possibilità al giocatore di sperimentare build diverse per la stessa classe.

La nostra breve sessione di prova si è conclusa con una piccola dimostrazione, da parte degli sviluppatori, di come il concetto di “boss” in Borderlands 2 non sia da prendere sottogamba. Ed ecco spuntare dal desertico terreno un vermone di quattordici piani, apparentemente uscito dal trashcult “Tremors” e teneramente noto come Terramorphous The Invincible (inutile tradurlo in italiano. Pensate a “Spaccatutto il distruttore” e otterrete un risultato molto simile). Per quanto quelle linee di codice fossero farina del suo sacco, abbiamo assistito alla misera disfatta di uno dei ragazzi di Gearbox, tanto a conferma che, giocato da soli, Borderlands 2 non vale molto. La cooperativa online a quattro gocatori rappresenta il vero cuore dell’esperienza, o, ancora meglio, la vera ragion d’essere dell’intera produzione. Perché nessuno passerebbe ore ed ore a collezionare armi sempre più fiche e appariscenti, se non avesse qualcun altro con cui vantarsi. Sarebbe un po’ come finire a letto con due fichissime gemelle e non avere nessuno a cui raccontarlo. Divertente per un po’, ma inutile a lungo termine.
A parte le massime filosofiche, Borderlands 2 ci è apparso come un seguito solido e ricco di contenuti, proprio come i migliori di questa generazione. Nessuna grande sorpresa dietro l’angolo, ma un consolidamento dei contenuti, un aggustamento o due alla grafica, e poi la consueta orgia di “più armi, più nemici, più munizioni, più poligoni, più tutto”.