[GDC 2012] Anteprima - Fable: The Journey
Dalla GDC in corso a San Francisco arrivano nuove interessanti notizie sulla produzione Lionhead


Le notizie giunteci da San Francisco nella giornata di ieri hanno però rivelato come sia ancora decisamente troppo presto per saltare alle conclusioni: Fable The Journey si è presentato come un videogame a tutto tondo, ben lontano dai consueti “titoli Kinect” (definizione solitamente appioppata con accezioni negative).

Come da tradizione per la saga di Fable, il rapporto con gli animali è stato curato con molta attenzione: frustare eccessivamente il cavallo o frenare con troppa forza potrà ferirlo, e starà al giocatore decidere come e quanto prendersene cura. Esplicativa in tal senso, una sequenza successiva vedeva il giocatore fuggire da un branco di Hobbe (sorta di piccoli Goblin malvagi, tipici dell’immaginario di Fable) in sella a rinoceronti, sotto una tempesta di frecce. Una volta fuori pericolo, stava al giocatore scendere dalla carrozza e occuparsi del cavallo estraendo le frecce e usando la magia per lenirne le sofferenze. Queste sequenze svelano un legame profondo tra Gabriel, il nomade protagonista dell’avventura, e Saron, il suo cavallo. Interessante come, secondo quanto suggerito da Molyneux, curare il cavallo richiederà il pagamento di un prezzo: onde guarire le ferite il giocatore dovrà prelevare energia vitale da altre creature, sino al punto da ucciderle, un concetto senza dubbio interessante. I maltrattamenti non sono stati esclusi: i giocatori più crudeli potranno decidere di non curare il cavallo, o, addirittura, di torturarlo conficcando le frecce ancora più a fondo nelle sue carni.

Ma Fable: The Journey non è fatto di sole gite in carrozza: scesi dal mezzo, i giocatori potranno aggirarsi per Albion anche a piedi, sempre con visuale in prima persona. Quest’ultima inquadrerà entrambe la mani, le quali potranno essere usate indipendentemente per lanciare incantesimi: anche in questo caso non v’è traccia di tutorial o indicazioni precise, starà al giocatore sperimentare. Mimare ad esempio una frustata con il braccio genererà una palla di fuoco, la quale potrebbe tuttavia essere lanciata anche urlandone il nome, ottenendo intensità differenti a seconda del tono di voce.
Si tratta di concetti interessanti ma un po’ vaghi, come spesso capita con le produzioni firmate Molyneux e Lionhead Studios: molte promesse e molti concept rivoluzionari sono stati annunciati in passato, poi disattesi al momento della prova dei prodotti finiti. Senza dubbio, Fable è una saga ricca di meriti, ma non rivoluzionaria come il suo creatore avrebbe voluto. Solo una prova diretta potrà dirci se le buone idee di questo The Journey sapranno concretizzarsi in un mix credibile e, soprattutto, giocabile.

Dal punto di vista strettamente tecnico, Fable: The Journey sembra offrire un’esperienza visiva di buon livello: il design è quello classico della serie, Albion riprodotta con la consueta cura al dettaglio. Gli ampi panorami si accompagnano efficacemente alla visuale in prima persona, più “intima” e in grado di sottolineare il buon lavoro fatto sulle texture e sull’effettistica (buoni soprattutto i riflessi sulle varie superfici), anche a distanza ravvicinata.
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