Giulia Michelini, c'è vita oltre Rosy Abate: Donata ne Il Falsario è la nuova "icona" tra tensione ed emotività
Giulia Michelini è Donata ne Il Falsario, nuovo film di Stefano Lodovichi su Netflix. Il personaggio incarnato dall'attrice presenta un registro preciso e dei tratti particolari che possono arrivare a classificare questa interpretazione "iconica" quasi quanto quella di Rosy Abate.
Una delle ultime scene di Squadra Antimafia è stata girata in piena estate, durante le riprese di quella serie c'erano anche i famosi backstage. Piccole clip che venivano messe a corredo del prodotto e mostrate, fra piccolo e grande schermo, per accrescere l'appeal immediatamente prima dell'uscita televisiva o cinematografica. In uno di questi prodotti, Giulia Michelini – ancora nei panni di Rosy Abate – era poggiata su un muro pieno di graffiti e stava sfruttando una pausa per parlare con gli operatori. Alle sue spalle c'era una scritta, in particolare, che saltava agli occhi. Ancor più dei panni che vestiva e della capigliatura, per esigenze di copione, che portava. "Viva Rosy Abate, la Regina di Palermo".
Parole semplici che testimoniano quanto quel personaggio, a livello mainstream, abbia influenzato la quotidianità degli appassionati e non solo. Rosy Abate è stata la tipica anti-eroina che diventa "iconica" non perchè cattiva, ma in quanto ricca di sfumature caratteriali. Una vera e propria palette dal bianco al nero, inclusi i grigi di tutte le emozioni che hanno racchiuso bene e male nell'arco di diverse stagioni. Giulia Michelini è stata brava, anche per merito di copioni e sceneggiature impeccabili, a renderle tutte queste tonalità dell'anima che si traducevano in atteggiamenti, sguardi e scelte ben precise.Prima e dopo Rosy Abate
Rosy Abate resta un concentrato di possibilità ed evoluzioni che hanno portato Michelini all'attenzione del pubblico, ma anche e soprattutto degli addetti ai lavori. Tutti quei registri, quelle pause, quei silenzi, gli sfoghi con il dialetto appena accennato, non solo sapeva farli ma li adattava talmente bene al contesto che le sue performance interpretative diventavano un caleidoscopio emozionale. Un climax crescente che culminava in una catarsi definitiva, resa ancor più autentica dal fatto che partiva da una nemesi scenica. Abate era sinonimo, per provenienza e derivazione, di oscurità e crimine che successivamente diventa rivelazione e brillantezza.
Il punto è che, quando la Regina di Palermo ha dovuto abdicare, dopo 8 stagioni e 2 spin-off, Giulia Michelini si è trovata – con le sue capacità e un bagaglio di esperienze che vede persino alcuni film importanti al cinema (Ozpetek ringrazia) – a doversi reinventare. A far capire a tutti che lei sa essere altro. La Regina di Palermo ha posato il proprio scettro, ma esiste un'altra dimensione (che include la professionalità di un'artista completa) da valorizzare in altre parti e altrettanti lavori. Facile a dirsi sulla carta, dimostrarlo in concreto – lavorativamente – diventa complicato.La capacità di reinventarsi
Ci ha provato nel passato recente con Il Bosco, In Treatment 3, Tutti a Bordo, Volare, Tutti per 1-1 per Tutti, Afrodite, Io C'è e A Casa Tutti Bene. Tessere importanti di un mosaico destinato ad arricchirsi, ma nessuno di questi progetti le ha dato un'impronta ben definita. La caratterizzazione era netta, infatti la resa è stata impeccabile. Nessuno dei ruoli in questione, però, è riuscito a toglierle di dosso l'etichetta di Squadra Antimafia. Lei rimaneva, per chiunque, Rosy Abate. Persino dopo aver lavorato con Muccino che l'ha fatta esprimere al meglio con un monologo in A Casa Tutti Bene su cui si poggia buona parte della seconda porzione di film.
Poi è arrivato Stefano Lodovichi. Il regista coltiva l'ambizione di portare all'attenzione del pubblico la storia di Antonio Chichiarelli, conosciuto come Tony. Le cronache italiane lo hanno definito come il "falsario della Repubblica" perchè sapeva replicare i quadri autentici per poi rivenderli a caro prezzo come se fossero originali. È riuscito a truffare praticamente chiunque arrivando persino a collaborare, fra gli anni '70 e '80, con pezzi deviati dello Stato in una Roma piena di colori (il massimo per un pittore), ma già ricca di ombre e oscurità. A partire dal sequestro Moro con la relativa uccisione. Ferite aperte che non hanno inciso soltanto sulla vita di Chichiarelli.
Un nuovo personaggio
Una storia del genere non può essere lasciata nel dimenticatoio: deve avere una nuova risonanza. Arriva, dunque, il cinema in soccorso. Lodovichi ottiene il via libera da Netflix e nasce "Il Falsario": nei panni di Chichiarelli, con lo pseudonimo di Toni della Duchessa, c'è Pietro Castellitto e accanto a lui vediamo Donata. Incarnata da Giulia Michelini.
Donata è un'esperta d'arte e riferimento nelle compravendite di artisti e appassionati del settore, la quale si accorge del talento di Toni della Duchessa e gli propone un business: replicare le grandi firme dell'arte contemporanea e non solo per rivenderle come se fossero autentiche. Soldi, comfort, felicità. Toni accetta e nasce una relazione lavorativa che riesce, con il tempo, a trasformarsi anche in altro.
Donata tra business e sentimenti
In questa giostra di emozioni e ribaltamenti, Giulia Michelini si inserisce al meglio: il personaggio di Donata non è solo centrato, ma anche profondamente evocativo. Parla poco, esattamente come faceva Rosy Abate, ma l'accento cambia: dal siciliano si passa al romano appena accennato che caratterizza un'armonia e un carisma crescente.
Alla dialettica Michelini aggiunge la presenza scenica: parlare di bellezza estetica (che pure c'è) non rende giustizia a quello che è stata in grado di fare l'attrice con il proprio corpo in questo lungometraggio. Anche la camminata è coinvolgente. Donata – per esigenze di copione – è una professionista del settore artistico, quindi profondamente navigata. Si muove in maniera decisa, consapevole e determinata anche quando deve andare in bagno. Accompagna chiunque, ma non resta accanto a nessuno. Fin quando non incontra Toni della Duchessa.
Il prezzo del compromesso
In quel frangente le sue certezze si sgretolano: successivamente darà la colpa all'amore, ma Donata si rende conto della fragilità dell'artista. La stessa che ha vissuto lei in tempi non sospetti. Questo riconoscersi a vicenda, da Giulia Michelini, è reso molto bene perché per tutto il film conserva uno sguardo penetrante. Quando guarda negli occhi Toni, invece, con un gioco di mimica preciso e inequivocabile, si nota come le consuete difese si abbassano: "Entriamo in affari?", chiede lei. "Che genere d'affari, sentimentali?", domanda lui. "Anche, ma io non mi innamoro mai". Nel dirlo, Donata regala il primo bacio a Toni. Giulia Michelini, in quel gesto, fa vedere al pubblico come i muri della protagonista femminile vengono meno.
Aspetto che troviamo anche in Rosy Abate, prima Calcaterra era un nemico. Poi è diventato il suo punto di riferimento, che l'ha fatta persino vacillare. Un'altalena emozionale che ritroviamo ne Il Falsario. La differenza – ed è questo che rende il nuovo personaggio iconico al pari della "diva" del passato – è che Donata scende a compromessi emotivamente accogliendo un'altra vita nella propria quotidianità ma non rinuncia al proprio impero.
Un impero da difendere
La donna è sempre stata nel mondo criminale e appena si rende conto che Toni della Duchessa vuole fare il passo più lungo della gamba lo lascia, non solo per salvarsi, ma anche e soprattutto per continuare lungo la propria strada. Sofferta, intricata, piena di ostacoli e strategie ma sua. E di nessun altro. "Non me dì che me nascondi le cose pe'er bene mio perchè io in questo ambiente ce so' stata da prima de te e non me so' mai fatta male".
Donata come si è data al proprio amore, poi, si ritira. Riprendendosi i propri spazi. Rosy Abate è stata sempre scelta, anche quando era la Regina di Palermo, conviveva con macigni dovuti agli uomini della propria vita. Prima il marito, poi il compagno e alla fine il figlio. Ne Il Falsario la storia è diversa: Donata è una donna che crede nell'amore, ma crede ancor più in sé stessa. Quando il gioco si fa duro, lei riprende a giocare. Da sola.
Efferatezza e glamour
Le distanze che mette all'amore della propria vita serviranno a Toni per capire quanto e cosa stava rischiando di perdere. Donata è un insieme di suggestioni, fascino e possibilità che Giulia Michelini incarna appieno. Gestisce ogni primo piano con la maturità di chi ha macinato e mangiato palchi in passato e di colei che ha saputo alternare set importanti nel presente e proseguirà a farlo nel prossimo futuro.
Efferatezza, strategia e glamour. Tutto questo è Donata, con acconciature che riassumono gli anni Ottanta come una cartina tornasole e quei vestiti usciti dalla Beat Generation che guardano alla rivoluzione Rock. La riscoperta dei club, l'avvento delle discoteche, mentre il crimine – con le sue ombre e i suoi ricatti – imperversa. Se Lodovichi, per esigenze sceniche, ha dovuto alternare realtà e finzione in una versione romanzesca di fatti di cronaca realmente accaduti, Giulia Michelini restituisce una rappresentazione autentica e credibile in ogni sua sfaccettatura. Donata è il perno della vicenda: l'universo attorno al quale il protagonista maschile si ritrova, in tutti i sensi.
L'erede della Regina di Palermo
Questa duplice natura, di leader e maestra di vita, Giulia Michelini la riassume molto bene in un personaggio complesso ma altrettanto ricco di momenti da ricordare. In particolare per merito di caratterizzazioni offerte dalla stessa interprete che, persino quando sbatte le palpebre per annuire, crea una sinergia con il pubblico che permane dall'inizio alla fine dell'opera. Giulia Michelini, stavolta in maniera definitiva, ha ricordato a tutti che c'è vita dopo Rosy Abate.