Golden Globe 2026, la caduta dei giganti: il cinema indipendente torna protagonista
Le candidature ai prossimi Golden Globe sono all'insegna del cinema indipendente. I nomi in lizza dimostrano che i giganti non sono più intoccabili: il cinema sta cambiando non solo in termini di mezzi, ma anche di proposte.
Netflix e Warner Bros potrebbero cambiare la concezione di industria cinematografica, ma la consapevolezza maggiore (e forse anche più scomoda) è che il cinema segue il mercato fino a un certo punto. La conferma arriva dalle nomination ai prossimi Golden Globe. Il risultato è che i giganti non sono più tanto tali e nemmeno intoccabili.
Golden Gobe 2026, i giganti stanno a guardare
Non si può, dunque, evitare di parlare della consacrazione di Paul Thomas Anderson con Una battaglia dopo l'altra: questo il titolo più nominato, e atteso, della manifestazione con ben 9 candidature che spaziano da regia a sceneggiatura per arrivare, poi, alle prove interpretative con Leonardo Di Caprio in grande spolvero, ma anche Chase Infiniti, Teyana Taylor e Benicio Del Toro.
Il successo dimostrato durante i premi della LAFCA si conferma attualmente in vista dei Golden Globe. Insegue, senza restare nell'ombra, Sentimental Value di Joachim Trier che raccoglie tra 6 e 8 nomination divise per le singole categorie. C'è poi un gruppo di titoli forti da non sottovalutare: si passa da Hamnet di Chloè Zhao per arrivare a Frankenstein di Guillermo Del Toro, opera di cui la critica ha parlato molto bene prima a Venezia e poi a Roma all'interno dei rispettivi Festival. Un semplice incidente e L'agente segreto si mettono in scia rispetto a Neon insieme a Sentimental Value per dare spazio alla sezione più drammatica (come genere di riferimento) e indipendente di sempre.
Familia di Francesco Costabile fuori dalla shortlist
I colossi di Netflix, Warner Bros e Focus Features restano un passo indietro. Il cinema italiano resta fuori dalla corsa: Familia di Francesco Costabile rimane fuori dai giochi, non entrando nella shortlist definitiva. Il titolo di Miglior film non in lingua inglese toccherà ad altri: No Other Choice e la voce di Hind Rajab sono i favoriti. Questo non significa necessariamente che l'Italia resterà fuori anche dalla corsa agli Oscar, ma l'estromissione dai Golden Globe può dire molto (non tutto) sull'attuale situazione della settima arte in Italia.
Riguardo alle commedie e ai musical fa ancora molto rumore l'assenza di Wicked 2 e Jay Kelly. L'eco è arrivato sino al quartier generale di Netflix e Universal che speravano di ottenere candidature certe. Un modo come un altro per mettere un piede ulteriore nelle stanze che contano, ma i soldi e le fusioni industriali non sempre fanno la felicità. Titoli più audaci come Marty Supreme, con Timothée Chalamet candidato principale, hanno fatto la differenza. Da segnalare anche l'assenza di Richard Linklater nonostante due film in competizione: Blue Moon e Nouvelle Vague. La categoria Miglior regista se la contenderanno altri.
The White Lotus e Adolescence dominano tra le serie tv
Attesa, in tal senso, per lo scontro tra titani che vede fronteggiarsi Paul Thomas Anderson (Una battaglia dopo l'altra), Ryan Coogler (Sinners), Guillermo Del Toro (Frankenstein), Joachim Trier (Sentimental Value), Jafar Panahi (Un semplice incidente) e Chloè Zhao (Hamnet). Situazione diversa, invece, per quanto concerne la categoria relativa alle serie tv.
Chi condurrà la cerimonia
La critica, invece, sembra averli apprezzati – in quanto prodotti – soltanto parzialmente. La cerimonia di premiazione si terrà il prossimo 11 gennaio 2026 a New York: l'evento sarà condotto da Nikki Glaser, il quale dovrà tenere le fila di un'edizione rivoluzionaria che lascia da parte i colossi per dare fiducia al nuovo che avanza. Categorie, regole, preferenze e paradigmi stanno per cambiare. Non a caso, i Golden Globe hanno sempre determinato l'atmosfera e il termometro intorno alla settima arte. Le temperature, come possibili scenari e ripercussioni, restano piuttosto alte: ogni aspettativa è pronta per essere smentita o ribaltata. Il cinema si rifugia nel colpo di scena.