Gomitata Atomica Volante: Wannabe fantastici e dove trovarli
Jacopo Paliaga e i wannabe: cose da non dire quando vi proponete con un editore o a un autore da cui volete ottenere qualcosa
C’è una sfumatura negativa di "wannabe", infatti, che viene a galla quando ci si pone in maniera sbagliata, quando non si rispetta chi si ha di fronte (o dall’altro lato della tastiera), quando si dà tutto per scontato e quando ci si approccia con una maleducazione di fondo che viene da fare i complimenti a mamma e papà.
Quando i colleghi mi raccontavano di queste cose io stentavo un po’ a crederci. Pensavo stessero esagerando e che, alla peggio, uno svalvolato o due avessero presentato richieste fuori dal mondo finendo con l’essere ignorati e derisi in forma anonima sui social.
Poi, da quando è stata annunciata Wilder, l’etichetta indipendente che curo assieme a French Carlomagno, qualcosa - per quanto mi riguarda - è cambiato.
Visto che questi wannabe, questi aspiranti fumettisti, si sono rivolti a noi con così tanta leggerezza e ignoranza, ho paura a pensare alla quantità (e alla qualità) dei messaggi che si possa trovare a leggere un curatore di una testata importante, un editor, un professionista di quelli affermati.
Se questa Gomitata Atomica avesse un sottotitolo, sarebbe: Cose da non dire quando vi proponete con un editore o a un autore da cui volete ottenere qualcosa.
Alla terza posizione troviamo… il Boss.
Era il giorno del lancio di Wilder. La news è stata data proprio qui su BadComics.it, alle nove del mattino. La persona che chiameremo “il Boss” mi scrive alle nove e venti chiedendomi se può proporre qualcosa per Wilder. Senza sapere che tipo di fumetti facciamo, con che taglio, senza pensare a niente di orientato all’etichetta, senza domandarsi se a noi ce ne frega qualcosa delle proposte non richieste. No: senza pensarci troppo, il Boss si propone.
La sua risposta, cordiale, è che va bene, non fa niente se gli ho rifiutato una sua proposta, e che se voglio posso presentare una serie a fumetti a lui, che fa i webcomic all’estero (non si sa dove) e che se l’idea gli piace, SOLO se gli piace, la prende in considerazione per permettermi di pubblicarla assieme a lui.
Grazie, le faremo sapere.
Qualche mese fa ricevo un messaggio in chat, una proposta scritta così come la scriverebbe Ciano, che a Trieste sta per Luciano, il porchettaro sessantenne da cui vado fin dal liceo, che fa il panino con la porchetta, la melanzana impanata e il cren grattato a mano, che non sa cosa sia Facebook ma che, di contro, possiede un campionario di bestemmie con cui potrebbe farcire panini d’ignoranza per quattro generazioni.
Morale, parafraso, la proposta era: Ciao, posso disegnare io la prossima stagione di Aqualung?
Si dice convinto di essere un professionista, perché l’anno prima è arrivato quarto a un concorso. Che già il secondo classificato è il primo dei perdenti, figuriamoci il quarto. Per curiosità guardo il suo profilo: studia in una scuola del fumetto, quindi - penso - in qualche modo si sente legittimato a propormi quest’alternativa ai disegni di French, questa variante sul tema che, da quanto mostrano i disegni sul suo profilo, avrebbe sistemato Aqualung in linea con i fumetti che facevo io durante le ore di matematica, un misto tra Davide La Rosa e il Dr. Pira, molto meno divertenti.
Però mi piace, questo Astro Nascente: inconsapevole e con più pelo sullo stomaco della De Filippi quanto si è limonata per la prima volta Maurizio Costanzo. Che fegato.
Mi risponde: "Va bene."
Sentiremo presto parlare di lui.
E alla prima posizione svetta… il Genio della Truffa.
Il Genio della Truffa è il migliore, a mani basse.
Una settimana dopo ritorna con un progetto presentato con una font in stile typewriter a grandezza diciotto, senza uno spazio che sia uno, con pagine di sceneggiatura mezze in inglese e mezze in italiano, con studi di personaggi mescolati a pagine di trattamento, ma tralasciando dettagli di poco conto come foliazione, genere della storia e contatti. Cose del genere.
Così come al Boss, spiego che al momento non stiamo valutando proposte e che, a ogni modo, trovo la sua storia debole, i personaggi piatti e nessuno sviluppo degno di nota.
Giuro, ci perdo davvero quindici minuti buoni e intensi. Un po’ perché mi dispiace dire di no senza motivare, un po’ perché mi sembrava corretto.
La sua risposta è, copio: “Jacopo ma non possiamo sentirci a telefono? Perché rispondere a tutto richiederebbe tempo."
Perché rispondere a tutto richiederebbe tempo.
Capite? Richiederebbe tempo. A lui. Che poverino, ha da fare.
In quel momento c’ho sulla lingua un potentissimo stravaffanculo da Guinness World Record, ma faccio il signore, e mi contengo.
Rincara la dose dicendo che vorrebbe pubblicare il fumetto online per poi venderlo all’editore (noi non siamo una casa editrice, quindi tecnicamente l’idea è corretta, umanamente no) una volta che avrà avuto visibilità, chiedendo - intanto - a noi di curargli lettering e grafica, di editarlo e lucidarlo al meglio.
Fortuna che Mark Zuckerberg ha piazzato il pollice “okay” in chat. E che se tieni premuto sul pollice il dito si gonfia e diventa gigante. Ecco, ho risposto con quello.
Insomma, da queste situazioni si notano almeno due cose: evidente mancanza di trasmissione sinaptica e propensione all’immobilità, come sciacalli che aspettano che qualcuno gli prepari il pranzo, per poi abbuffarsi scortesemente. O come iene, come quelle del Re Leone, opportuniste e senza ambizione, che sorridi quando le vedi ma che poi, in fondo, non stanno simpatiche a nessuno.
GOMITATA ATOMICA VOLANTE: