Jane Fonda, anima ribelle che diventa icona
Jane Fonda compie 88 anni e riesce ancora a dimostrare che combattere per un ideale non è solo sano, ma diventa necessario se vogliamo essere ancora al centro della scena nonostante il tempo che passa.
Jane Fonda è per tutti un volto riconoscibile. Un vero e proprio esempio di presenza scenica. La donna, che ha compiuto 88 anni lo scorso 21 dicembre, ha sempre riempito l'inquadratura. Nel senso che qualsiasi ruolo abbia interpretato - da A piedi nudi nel parco a Tre passi nel delirio fino a Quel mostro di suocera, passando per Youth - la giovinezza - lo ha fatto caratterizzando ogni primo piano. Una bellezza che trasuda non solo profondo senso estetico, ma anche e soprattutto vita vissuta.
Un'esistenza non sempre gratificante, ma necessaria a farla arrivare in vetta al grande cinema e più ampiamente in cima a quel tipo di star system che non prevede vincoli. Può garantire qualche legame, ma senza alcun tipo di etichetta o compromesso. Lo ha spiegato l'attrice stessa all'interno del podcast The look di Michelle Obama: "Non pensavo - ha detto - di arrivare a 30 anni". Una frase che racchiude un mondo: il suo.Una gioventù travagliata e ricca di incertezze
Un universo fatto di solitudine e disperazione: "La mia giovinezza - prosegue l'interprete - non è stata felice. Non sono una persona incline alle dipendenze, ma credevo che sarei morta di droga e solitudine". Un'anima apparentemente smarrita la sua, piena di scelte obbligate – almeno all'inizio – e qualche boccone amaro inghiottito con rassegnazione nella convinzione che non ci sarebbe stato un domani.
Quel futuro, invece, è arrivato e le ha fatto capire, un passo alla volta, che doveva fare pace con i propri demoni ma senza farsi andar bene per forza un'unica morale. Un'emancipazione arrivata con il favore del tempo che l'ha segnata, soprattutto a livello corporeo: "Non avevo - racconta sempre l'attrice a Michelle Obama - un bel rapporto con le mie forme. Il dismorfismo corporeo non ha aiutato, mi sentivo persa e senza direzione. La fiducia in me stessa è aumentata invecchiando".
Il riscatto nello star system
L'evoluzione di Jane Fonda non è stata soltanto di tipo professionale. Le luci della ribalta hanno portato anche scelte fondamentali da dover fare, confini da ristabilire e direzioni da prendere. Anche e soprattutto per quel che riguarda l'esporsi. Fonda è sempre stata una donna, una star, che ha rifiutato l'ignavia. L'interprete ha sempre messo la propria faccia in prima linea per ciò che riteneva e ritiene giusto. Lo fanno tutti arrivati a certi livelli, ma questa è solo una diceria. La realtà è diversa e vede personalità di vario tipo – magari note tanto quanto l'attrice – che pur di lavorare accettano qualunque cosa. E non si parla sempre e soltanto di ruoli, ma anche e in special modo di possibili prevaricazioni. Non solo di natura fisica, ma anche di spessore intellettuale.
Jane Fonda non ha mai accettato di essere una "cornice" nello star system. Anche attraverso piccoli ruoli voleva (e vuole) affermare un certo tipo di filosofia che prevede non solo l'evitare di rassegnarsi, ma in particolar modo non permettere a nessuno di sentirsi arrivato. Nè tantomeno darlo per scontato. Gli addetti ai lavori, nel mondo del cinema, hanno un valore e una dignità anche grazie a determinati discorsi che proprio l'attrice nativa di New York ha portato alla ribalta.
L'attivismo politico
Non a caso, nel novero delle sue qualifiche, c'è anche la voce "attivista" e non si tratta di un attributo messo lì a caso all'interno di una florida carriera. Rappresenta una certezza perchè la donna sente di avere un debito con l'esistenza che le ha fatto vivere una rinascita, non solo in ambito professionale, dunque si adopera affinché le stesse sofferenze che ha vissuto lei (in un passato ancora vivo nei suoi ricordi) non debba viverle nessun altro. Un esempio costante che alimenta speranza in un sistema sempre più complesso. Questo di lei sottolineano affezionati ed estimatori, ma anche persone vicine che hanno la possibilità di condividere con l'attrice momenti di quotidianità.
Liberale, femminista e fortemente credente. Jane Fonda, infatti, riesce a far confluire tutte queste anime caratteriali e altrettante sfumature grazie a un percorso di rinascita cristiana intrapreso da diversi anni all'interno della comunità battista della chiesa afroamericana. Abbracciare il Cristianesimo, tuttavia, secondo la visione che ha del mondo, non prevede condividerne la struttura gerarchica e patriarcale. Fonda si è sempre battuta, nello specifico, per una parità di genere che non prescinde il rispetto e il valore di ciascuno. Ecco perché la vediamo, quasi ciclicamente, all'interno di manifestazioni contro il patriarcato e lontano da modelli castranti che appartengono a un passato nel quale l'interprete non si è mai riconosciuta appieno.
Il #MeToo e lo scandalo Weinstein
Dal 1998, infatti, porta avanti campagne legate all'importanza dell'educazione sessuale e affettiva nelle scuole oltre che sui set cinematografici: è stata una delle prime a legittimare il ruolo dell'intimacy coordinator per poter girare le scene più intime nel pieno rispetto e consenso reciproco, mettendo in chiaro che le attrici e gli attori non sono tenuti a fare nulla se non si sentono protetti e rispettati sotto ogni punto di vista. Concetti che sembrano basilari e scontati, ma a Hollywood (e non solo) hanno il sapore di riscoperta. Specialmente dopo lo sviluppo del #MeToo, figlio dello scandalo Weinstein e di altre storture che hanno caratterizzato e caratterizzano parte della settima arte. Il lato oscuro dello show business che Jane Fonda, con presenza, rispetto e determinazione, ha contribuito a portare alla luce.
Oltre a questo, diventa simbolo di un'opposizione pacifista che la mette prima contro George W. Bush e poi contro Donald Trump. Jane Fonda si è sempre mostrata sfavorevole al riarmo e alle condizioni in cui gli Stati Uniti D'America lasciano i propri eserciti. Soprattutto nella gestione dei conflitti e delle cosiddette "operazioni di pace", che di pacifico – stando alle analisi e le successive dissertazioni dell'attrice – hanno ben poco. Un'interprete a tutto tondo, Jane Fonda, che definiscono ribelle soltanto perché si è sempre rifiutata di tacere.
L'arresto e l'opposizione pacifista
L'11 ottobre del 2019 venne arrestata per aver partecipato a una manifestazione ambientalista. Il rilascio avvenne dopo qualche ora. Fonda, assieme ad altri 15 attivisti, non aveva lasciato la scalinata del Campidoglio come avevano ordinato le autorità. Ambiente, salvaguardia della specie e inclusione sociale sono altri temi che non si lascia sfuggire.
La sua, però, non è una lotta per apparire (un Curriculum come il suo non ha bisogno di atti dimostrativi, né di gesti platealmente rilevanti): si tratta di un'esigenza personale. In gioventù, così come nell'infanzia, ha subìto troppi torti e avuto a che fare con le ingiustizie sociali (quasi) di ogni tipo. Ora vuole lasciare il segno affinché determinate prevaricazioni, in qualunque ambito, non siano all'ordine del giorno. Fu arrestata altre 3 volte, sempre nel 2019, per ragioni molto simili.
"La vecchiaia va vissuta con consapevolezza"
Essere attivi, per Fonda, vuol dire mettersi in gioco. A qualsiasi costo. Lezione che ha imparato da suo padre: Henry Fonda. "Sono riuscita a dirgli che lo amavo e che lo perdonavo - ha raccontato l'attrice senza filtri - per tutto quello che non gli è successo. Ho sperato che lui mi perdonasse per non essere stata una figlia migliore. Gliel'ho detto prima che fosse troppo tardi. L'ho visto crollare e piangere, è morto con troppi rimpianti". Parole che lasciano spazio a una consapevolezza disarmante, culminata nella frase: "Voglio, quindi, vivere quel che mi resta in modo da non averne".
Quindi Fonda, oltre ad avere un monito per gli altri, conserva anche una direzione precisa da prendere. Persino ora che sembra non le manchi più nulla: "Voglio essere circondata dalle persone che amo. La vecchiaia è fantastica, se vissuta con consapevolezza". La donna, dunque, vuole mantenere sempre la barra dritta. Non lasciarsi abbattere da quello che non va, sia in società che nella sfera privata, per poi cercare – ancora – di fare la differenza.
Le distanze da Trump e Netflix
Attività fisica, alla base di ogni sua giornata, ma soprattutto attività politica. Nessuna candidatura all'orizzonte, ma sempre con la voglia di mettere in chiaro quello che non torna per poterlo debellare. Si veda la ferma opposizione a Trump o la totale diffidenza per quel che riguarda il passaggio degli Studios Warner Bros nelle mani di Netflix: "Operazione catastrofica".
Fonda, dunque, ha trovato il modo per mantenersi giovane. Anzi, presente. Non lasciare che gli imprevisti della vita, a qualsiasi livello, destabilizzino totalmente il proprio essere. Cambiare rotta va bene, è necessario talvolta anche smarrirsi. Senza mai, però, perdersi del tutto. Ritrovare la propria bussola in questa costante altalena che chiamiamo vita, in cui per lei c'è stata (e resta) anche la celebrità. Un "fortunato incidente" per citare le sue parole – l'ironia non manca mai – che ha rimesso tutto in discussione. Tranne il carattere indomito e la voglia di lasciare qualche no, quando serve, in eredità. Saper uscire di scena, al momento giusto, vale tanto quanto un film da Oscar. E lei, che di Statuette ne ha vinte due, ne sa qualcosa.