La notizia della settimana - Parole in libertà
Sulla inutile e ormai insopportabile verbosità dell'industria videoludica


L'andamento non proprio roseo di Wii U è la scusa con la quale chiunque si sente in dovere di dire la propria, in termini più o meno educati e con una variabile cognizione di causa. Badate, questo è un discorso che avremmo fatto indipendentemente dalla console sotto osservazione, non c'interessa difendere Nintendo. C'interessa capire perché taluni individui non solo possano permettersi di dire qualunque cosa senza spesso avere le basi per farlo, ma ottengano persino una cassa di risonanza, ovvero lo spazio che la stampa puntualmente gli concede, soprattutto senza nemmeno pesarne le parole. E questa settimana, di parole in libertà, ne son state spese veramente molte.

Sempre mercoledì entra in campo lui, il campione della banfa, il Capitan Ovvio degli analisti, il divino Otelma dell'industria videoludica: Michael Pachter. Pachter, stranamente, arriva a dire qualcosa di condivisibile, ovvero che difficilmente Wii U arriverà ai 9 milioni di unità entro marzo 2014: condivisibile, in quanto ovvietà. Ma il capolavoro Pachter lo sforna giovedì: “non so perché Iwata (presidente di Nintendo, ndr) sia ancora in carica”. Forse, caro Michael, perché sotto la sua guida Nintendo ha sfornato successi come Wii, Nintendo DS e Nintendo 3DS? Ma soprattutto, perché tu hai ancora un lavoro, visto che sono anni che profetizzi la morte di Nintendo, sbagliando prima su Nintendo DS, poi su Wii, poi ancora su Nintendo 3DS? “Nintendo is doomed”: lo sentiamo da anni uscire dalla tua bocca, e prima o poi si verificherà. Ma è un po' come “ricordati che devi morire”, e noi risponderemmo: “mo' me lo segno!”.
Vi abbiamo descritto questa settimana, altre sono state simili. A tutti piace esporre la propria opinione, ma siamo arrivati veramente all'eccesso, certi componenti dell'industria sembrano soffrire di un eccesso di protagonismo ormai insopportabile. E' vero, ci sono anche persone come Cliff Bleszinski, Michel Ancel, Masahiro Sakurai, Goichi Suda, ed altri, sempre positivi nei loro atteggiamenti e mai sopra le righe, dei quali fa piacere ascoltare le osservazioni e, soprattutto, rilevare la passione per il loro lavoro, ma sono una minoranza: della maggioranza si potrebbe benissimo fare a meno.