Da Licorice Pizza a Il petroliere, 20 anni in cui Paul Thomas Anderson ha creato il suo stile di film-ricordo
Il cinema di Paul Thomas Anderson è quasi tutto ambientato nel passato (Licorice Pizza non fa eccezione) ed è sempre nostalgia e mai ricordo
LEGGI - La recensione di Licorice Pizza
È vero, come spiega bene Roy Menarini, che quella di Anderson è un’americanologia, una sorta di storia americana (con l’eccezione di Il filo nascosto), film ambientati nel passato che in un modo o nell’altro affrontano aspetti cruciali dello sviluppo dell’America, ed è anche vero che qualsiasi film o racconto del passato è sempre fatto con in mente il presente, per dire qualcosa sul presente e attraverso la lente del presente. Tuttavia nel cinema di Paul Thomas Anderson esiste anche una passione per lo sguardo all’indietro che informa e influenza tutta la messa in scena e che fa pensare che, arrivato al punto in cui è oggi, dovesse girare un film ambientato nella contemporaneità dovrebbe anche rivedere il proprio stile fatto di ribaltamenti delle aspettative e di momenti che vogliono dire qualcosa per i personaggi ma altro per noi che li vediamo come ricordi di qualcuno e quindi attraverso quella sensibilità.

Licorice Pizza mostra bene come ci sia una morbidezza molto particolare nel cinema passato di Anderson, un mood soffice e tenue che consente di leggere tutto con leggerezza (Licorice Pizza) o una certa malinconia (Vizio di forma) quando non proprio con la consapevolezza di stare guardando un tempo morto e sepolto nei suoi ultimi giorni (Il filo nascosto, Boogie Nights). A differenza di qualsiasi altro grande autore americano che oggi realizza film in costume, quelli di Paul Thomas Anderson hanno la caratteristica di piegare continuamente la realtà alla percezione distorta dei propri personaggi, come se di volta in volta vedessimo i loro ricordi, come se gli eventi fossero da loro stessi già storicizzati, già aneddoto, già mitologia personale, già ricordo addolcito dal tempo. C’è una straordinaria inquadratura nel finale di Vizio di forma in cui Doc Sportello, in macchina con la donna da cui è sessualmente e romanticamente attratto e che ha cercato per tutto il film, retoricamente le chiede se tutto questo non significhi che sono tornati insieme, al no di lei guarda in macchina con l’espressione del senno di poi, di chi ha capito come saranno questi eventi una volta ricordati.
Ancora più profondamente l’impressione nel cinema del tempo passato di Paul Thomas Anderson è che la sua versione musicale della realtà mescoli ciò che avviene a ciò che ognuno sente nel suo ricordo e che questo influenzi luce, scenografia, trucco… Che il cinema legato ad un certo periodo sia accompagnato dalla musica di quel periodo non si inventa di certo adesso, ma nessuno come lui fa discendere da quella musica il mood del momento invece che l’anno di ambientazione. Si pensi a quando nel bellissimo inizio di Licorice Pizza la musica di Nina Simone non parla tanto di quell’epoca (ci sono brani di certo più iconici che tutti associano a quell’anno) ma parla di un’atmosfera strana come strana è la relazione che sta nascendo. Il cinema-nostalgia di fine anni ‘70 non userebbe mai quel brano, solo il cinema-ricordo lo può fare.
E se il ricordo in sé può prendere direzioni diverse, può enfatizzare paure, amori, felicità o tristezza, in Paul Thomas Anderson sempre di più è la dolcezza a trovare enfasi. Non era così in Boogie Nights, dove quell’epoca era rievocata con un accento quasi mitico, i suoi protagonisti dei titani, cosa che cozzava con la povertà dell’industria del porno ad un passo dalla sua fine, ma la dolcezza che attenua cominciava lentamente ad arrivare in Il petroliere in cui una storia che di dolce non ha niente e un protagonista che di dolce non ha niente, erano attutiti di continuo dal bonario filtro del ricordo (si pensi alla scena del bagno in mare preceduta dal solitario guardare di Daniel Plainview verso l’oceano). Anche un evento terribilmente traumatico come l’incidente che apre il film non è vissuto con la terribile ansia che avrebbe nel presente, ma con la tranquillità del senno di poi, con la temperanza della consapevolezza che è un passo doloroso nella costruzione di trionfi futuri.
Forse questa lettura che funziona solo per il passato e il ricordo è ciò che porta Paul Thomas Anderson, cineasta che il presente non comprende, probabilmente il più sfortunato e quello di minor successo della propria generazione di autori americani, a preferire il cinema-ricordo e a non interessarsi più al racconto del presente, in cui un altro stile, un altro mondo del cinema e altri film sarebbero necessari.



