Massimiliano Bruno, il volto sornione e gentile di una rivoluzione cinematografica

Massimiliano Bruno ha cambiato, a livello contemporaneo, il genere della commedia italiana. Un modo diverso di concepire riferimenti sempre attuali, con un piglio avanguardista e distintivo.

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Massimiliano Bruno ha sempre affermato che la commedia è un patrimonio da coltivare, sia a teatro che al cinema. Questa consapevolezza, prima di lui, l'hanno avuta anche altri grandi maestri: da Mario Monicelli a Dino Risi, fino a Luigi Comencini. Riferimenti di epoche differenti che hanno aiutato a scrivere la storia artistica di numerosi talenti, davanti e dietro la macchina da presa. Bruno, sulle loro orme, ma anche con una personalità spiccata e delle idee ben precise, ha cercato di replicare portando – sia in sala che a teatro – opere senza tempo.

Non è un paragone con i grandi del passato il suo, piuttosto un tentativo (riuscito) di scrivere e descrivere il mondo che cambia. La commedia all'italiana, intesa come tale, non fa soltanto sorridere: ricerca le emozioni più autentiche attraverso i temi di più stretta attualità. Bruno ha cominciato a indagare le nuove frontiere della cultura con "Nessuno mi può giudicare": un film del 2011 con Paola Cortellesi nei panni di una escort. Qualifica che, all'epoca dell'opera, era ancora vista come un tabù.

Il valore della commedia all'italiana

Il regista romano fa capire, tra il serio e il faceto, la necessità di certe scelte. Prima di giudicare, oppure puntare il dito, le commedie di Bruno invitano a riflettere. Come solo i migliori film d'autore sanno fare. Infatti, in ogni opera del regista, ci sono monologhi rivelatori che smascherano – in qualche maniera – i concetti cardine del film. Quasi sempre uno specchio del Paese, tra riferimenti e omaggi. Lo stesso accade in Viva L'Italia, dove si passano al setaccio due argomentazioni chiave: la politica e la famiglia.

Massimiliano Bruno, regista e interprete

Due mondi opposti, apparentemente, ma anche molto simili. La gestione dell'una e dell'altra descrivono lo stato di una civiltà e il livello culturale di un Paese. Anche in questo caso, il cast corale ha aiutato a realizzare una commedia brillante dai molteplici risvolti e dalle suggestioni più intime. Correva l'anno 2012. Due anni dopo, nel 2014, arriva nelle sale "Confusi e felici". Forse il suo film più intenso, per tematiche trattate e anche per la delicatezza con cui si alterna umorismo e riflessione: un'altalena costante che mette in mostra anche l'approccio delle persone comuni con la diversità, sia essa legata alla disabilità ma anche all'etnia o – più ampiamente – alle scelte di vita di qualcuno.

L'altalena di emozioni

Gli incontri possono cambiare la nostra esistenza in un senso o nell'altro, Bruno descrive questa casualità (che gli americani definiscono serendipity) con una naturalezza disarmante che mette lo spettatore in condizione di carpire anche gli aspetti più difficili e duri da digerire. Claudio Bisio, in quell'opera, mostra una delle sue migliori prove interpretative. Lo stesso vale per gli altri componenti del cast, ma l'attore lombardo descrive – con una certa credibilità – anche il subentrare di una patologia e il cambiamento di approccio all'esistenza che ne deriva.

Il 2015, poi, è l'anno de "Gli ultimi saranno ultimi". Questo è un adattamento cinematografico dello spettacolo teatrale di Paola Cortellesi. La quale è anche protagonista del film: l'opera descrive un'Italia affaticata, un Paese in sofferenza che dimentica la condizione dei meno abbienti. I quali – ciascuno a modo loro – devono trovare la maniera migliore di sopravvivere agli imprevisti della quotidianità. "Gli ultimi saranno ultimi" è uno dei film più cinici della settima arte italiana a livello contemporaneo, una grande storia di resilienza (oggi termine abusato, ma all'epoca dell'uscita in sala dell'opera non era così accettato) e riscatto sociale.

Vizi e virtù di un intero Paese

Veniamo poi alla trilogia di Non ci resta che il crimine: la quale prevede anche C'era una volta il crimine e Ritorno al crimine. Esce nel 2019 e prosegue nel 2021 e 2022. Stavolta Bruno si diverte a giocare con il tempo e creare una sequenza di film che prendono le mosse da Ritorno al futuro in salsa umoristica. Anche stavolta, però, il regista – mentre si sbizzarrisce viaggiando nel tempo – mette di fronte gli spettatori a corsi e ricorsi storici. Quindi a vizi e virtù di un intero Paese.

Da quella trilogia è nata anche un'omonima serie, andata in onda su Sky. Restando in tema di cinema, però, nel recente passato Bruno ha messo in evidenza anche determinate dinamiche sociali e familiari (già indagate con Viva l'Italia) con un piglio più profondo. I migliori e i peggiori giorni sono due tessere da concepire come un intero speculare. Due facce opposte che finiscono per convergere. La forza dei film di Bruno è proprio questa: c'è sempre un disegno finale che va componendosi.

L'eredità di Pietro Germi

Una sua opera è come un romanzo di formazione: ti conduce all'interno di un'avventura per farti capire cosa insegna ogni singolo accadimento. Le morali di ciascun lungometraggio, però, non sono mai tracotanti. Bruno non punta il dito, alla fine di ogni film, utilizza le sue opere per mettere in evidenza aspetti dell'animo umano che scandiscono determinati periodi storici e non solo.

La filmografia del regista romano si conferma una cartina tornasole della contemporaneità, proprio come lo sono state (e restano, se riusciamo a guardarle con la giusta prospettiva) le grandi commedie del passato. La rivoluzione – sorniona e gentile – di Max Bruno è quella però di averci messo (anche in fase di scrittura) un pizzico di goliardia in più. L'umorismo pungente, in tal caso più familiare a Germi, ha fatto la differenza.

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