“Che ha detto?” Ecco perché i dialoghi dei film sono sempre più difficili da sentire
A volte i dialoghi dei film sono difficili da sentire per scelta, altre volte è colpa della proiezione ma più spesso... del lavoro sul set
Non è l'unico.

Iñarritu faceva una cosa simile con Biutiful, con dialoghi sporchi che accrescevano il senso di incomprensione e depressione.
Non vale lo stesso discorso per film come Favolacce, ad esempio, dove la parlata stretta degli attori e un missaggio audio non ottimale per la visione in home video hanno affaticato alcuni spettatori. Ascoltare bene un film non comporta solo comprendere i dialoghi. Film rumorosi come Dune richiedono impianti ben calibrati (sia a livello sala che in post) per avere un suono avvolgente, che faccia tremare le sedie, senza però essere fastidioso alle orecchie e far prevalere una traccia del mix sopra tutte le altre.
Ci sono infatti cause che avvengono "oltre" la cinepresa: scelte deliberate del regista o degli attori. Si è persa infatti l’arte “declamatoria” teatrale, che doveva raggiungere con chiarezza ogni orecchio. Ora la tendenza è di avvicinarsi al realismo includendo respiri affannosi, parole pronunciate di fretta (con urgenza) e così via. Poco si può (e si deve) fare in questo caso sia in fase di registrazione che di missaggio.
Si può cadere anche nel bias della famigliarità. Provando e riprovando gli stessi dialoghi, tutti coloro che collaborano alle riprese conoscono bene ciò che si dice. È normale quindi ascoltare una battuta poco chiara e non percepirla come tale. Il cervello “copre” con la conoscenza pregressa la distanza, e non fa percepire il problema.
È infatti parte integrante del mestiere, e non accessoria, avere un orecchio “nuovo" ad ogni ascolto.
I nostri colleghi nelle produzioni non ricevono il rispetto di cui hanno bisogno per mettere il microfono dove deve stare e catturare il suono chiaramente. Questo accade perché i film negli ultimi 15 anni sono cambiati per essere sempre più attraenti visivamente. Perciò è sempre più raro che venga permesso di mettere il microfono ad asta dove è l’attore. Probabilmente farà ombra perché di fronte a una luce che il team della cinepresa insite debba esistere per avere l’inquadratura perfetta.
Oltre alla precedenza alle immagini gli operatori si devono scontrare anche con i tempi ristretti. Per catturare i dialoghi serve tempo e la possibilità di provare più volte, spesso invece si corre così rapidi che non c’è possibilità per il già snobbato tecnico del suono di chiedere un’altro ciak.
Sorprendentemente tra i fattori che hanno peggiorato la qualità dei dialoghi nei film c’è anche l’avanzare della tecnologia. Questa ha sì semplificato il lavoro, ma ha anche rilanciato le ambizioni del sound design. Quando si girava in pellicola modificare e bilanciare i suoni era molto più costoso. L’obiettivo era per prima cosa riuscire a portare a casa un audio chiaro e a creare un paesaggio sonoro essenziale. Oggi il campo di gioco si è allargato. Copre un sempre più vasto numero di tracce a disposizione. Si sperimenta di più, si gioca con gli effetti sonori e la musica. Questo comporta un lavoro (e un’attenzione) maggiore affinché le possibilità date dalla tecnologia non escano dai binari dell’intelligibilità dei dialoghi.
Mann ha rivelato che accade ancora così:
Ad esempio la catena Landmark Theater non proietta i film a un livello sopra il 5.5 nel processore del cinema, quando lo standard dovrebbe essere 7.
SlashFilm sottolinea però che casi come questo sono isolati e non la prassi (AMC, la più grande catena USA, pare essere inattaccabile da questo punto di vista). Può succedere però di cadere in un altro errore: non ricalibrare con regolarità l’impianto audio. Le difficoltà in fase di proiezione non nascono per la cattiva fede delle catene, ma per un declino della figura del proiezionista. Ai tempi della pellicola occorreva formare dei professionisti che potessero far girare il film correttamente, preservare il supporto fisico e farlo vedere al meglio. Con l’avvento dei DCP fare iniziare lo spettacolo è diventato sinonimo di premere play su uno schermo. Non è così, di fatto, dato che ogni film richiede ancora un occhio esperto per essere mostrato come è stato pensato.
Non ci sono grandi soluzioni all’orizzonte. Tutto dipenderà però da una sempre maggiore sensibilità rispetto all’alta fedeltà dell’audio. I grandi cambiamenti dovranno attraversare tutta la filiera produttiva, riportando al centro il sound design e gli artisti che se ne occupano. Non più come ultima parte del processo di creazione di un film, ma instaurando conversazioni con i registi per rispettare al meglio la loro visione. A dover combattere per avere una maggior cura nella resa dei suoni e dei dialoghi sia in fase di mix che durante la proiezione nelle sale sono proprio questi ultimi.
Sono loro che hanno la voce più autorevole e più ascoltata dai produttori.
