Il delirio in sala per Spider-Man: No Way Home è la grande differenza tra la visione contemplativa e quella collettiva
Spider-Man: No Way Home lavora sulla visione collettiva propone un'idea di cinema antica, ma fondamentale per il futuro della sala
Spider-Man: No Way Home è già da ora un fenomeno di costume: il film di cui tutti parlano e che, amanti o meno del genere, non si può non vedere. Molti compreranno il biglietto pur odiando il personaggio, tanti saranno gli spettatori casuali attirati dal passaparola. Le ultime settimane hanno visto un susseguirsi di eventi rapidissimo.
Biglietti introvabili in molte sale, proiezioni aggiunte per far fronte alla richiesta.
Una prima giornata da record. Per quanto siano rari momenti d’oro del genere capita piuttosto regolarmente di vederli.
Però tutto questo era prima della pandemia e delle mascherine e dei Green Pass.
Di fronte a Spider-Man: No Way Home, Eternals non ha scuse.
C’è però qualcosa di speciale in Spider-Man: No Way Home e che va oltre l’analisi dei dati economici. Sta nell’avere messo in evidenza ancora una volta, e con maggiore rilevanza, che esistono due diversi tipi di cinema che corrono parallelamente: quello della visione e quello dell’esperienza. O meglio, dell’evento. Nulla di nuovo, si intenda, gli indizi ci sono da almeno vent’anni, con la presa del potere da parte delle enormi nicchie di fan e l’intersecarsi crossmediale del prodotto film con altri media. Se torniamo a Harry Potter o al Signore degli Anelli questi si configurano molto meno come semplici opere cinematografiche, ma sono rituali collettivi, fenomeni di costume capaci di tornare in testa alle classifiche dopo 20 anni dalla loro uscita.
Semplifichiamo l’annoso discorso della qualità delle proiezioni immaginandoci una visione da “top di gamma”. Il grande schermo da sempre è raccontato dai cinefili come l’esperienza contemplativa per eccellenza. La sala buia immerge nell’immagine enorme. I dettagli sono nitidi, l’audio avvolgente. Non si può sfuggire, si è lì seduti senza possibilità di mettere in pausa, il film scorre come di fronte a una finestra verso un’altra realtà (quanti registi hanno usato questa metafora, però è ancora correttissima!).
I “film da cassetta” erano fatti per avere una buona vita in sala e ancora più respiro nei noleggi home video. Il cinema d’autore non aveva altra via per farsi notare che resistere a lungo al cinema che, come un museo che espone le proprie opere, valorizza la visione dell’artista. Il film si contempla quindi, nel suo luogo ideale. Si sta fermi, in silenzio, isolati nella folla, e si ammira il prodotto dell’ingegno.

L’esperienza di visione di Spider-Man: No Way Home racconta un radicale cambiamento nel valore del film. Abbiamo ancora negli occhi l’Arcadia di Melzo gremita durante la proiezione “fan” organizzata dal nostro sito, ma in tantissimi cinema d’Italia si è venuta a creare la stessa situazione.
Tra la prima serata e l’ultima di permanenza in sala c’è una differenza abissale. Non per tutti i film, si intenda, ma per Spider-Man: No Way Home sì. Ed è una cosa molto difficile da spiegare a chi non la vive, ma è tangibile. È quella differenza che passa tra vedere l’impatto di una pellicola e la pellicola stessa. Questo terzo film sull’Uomo Ragno targato MCU si vedrà molto meglio nella pace di una sala vuota, senza il chiacchiericcio social che influenza il giudizio portandolo ad estremi: “capolavoro” o “boiata assoluta” giusto per appiattire la discussione. Alzi la mano chi non lo trova degradante e fastidioso. Invece essere in sala quando il rumore di fondo è terminato permette di vivere un’esperienza molto personale e intensa… ma molto simile a quella di un buon impianto home video in casa.
Va qui sottolineato ancora una volta che il discorso vale solo per un certo tipo di film, facilmente individuabili tra il mucchio (il prossimo Matrix sarà così, e poi The Batman, ecc). Sono però anche quelli che, generalmente, fanno più soldi.

In quel momento si crea un’energia sincronizzata. I corpi delle persone sedute distanti - ma non troppo - si uniscono in una scarica unica. Chi si lascia trasportare perché gradisce ciò che vede avrà la sua energia amplificata mille volte dagli applausi e dalle grida (quando sono partecipative e non irrispettose) allo schermo. Contrariamente, se il film non piace, si uscirà infinitamente più arrabbiati di quando si vede qualcosa di poco gradito a casa. Perché ci si sente esclusi da un rito collettivo o, alla peggio, si pensa che il tributo speso dalla maggioranza allo schermo sia sbagliato.
Spider-Man: No Way Home è tutt'altro che un brutto film, anzi! Ed è riuscito ancora una volta, dopo quell’ Endgame che appare lontanissimo, ad accendere gli animi. Sia per l’entusiasmo che per il disprezzo, non importa. Quello che conta è infatti la forza trasfusa da chi lo difende e la voglia di far sentire le proprie ragioni di chi non si è entusiasmato. Alla fine della proiezione i gruppi di amici si confrontano a pochi metri dalle porte di ingresso. Si perdono nel tempo, senza guardare l’orologio, intenti a rimasticare e digerire quello che hanno visto. E intanto restano vicini alla sala, ancora e ancora. C’è chi chiama questi film la morte del cinema, ma forse andrebbero guardati gli occhi degli spettatori durante i titoli di coda per accorgersi che sono tutto il contrario.
Potete restare aggiornati su tutte le ultime novità su Spider-Man: No Way Home grazie alla nostra scheda del film.
