62 anni di Mary Poppins, ma quella "vera" era tutt'altro che dolce: la verità che Disney ha nascosto
Il 27 agosto 1964 arrivava nelle sale americane uno dei film più amati della storia Disney. Ma dietro l’elegante tata interpretata da Julie Andrews c’è un personaggio letterario molto più ambiguo, severo e persino sgradevole, nato dalla fantasia di Pamela Lyndon Travers.
E' la tata ideale, quella che tutti vorrebbero avere. Mary Poppins arriva dal cielo con il suo ombrello per trasformare le giornate dei bambini in una successione di avventure impossibili. Il film Disney del 1964 ha costruito un'immagine talmente potente del personaggio da farci quasi dimenticare che, prima di Julie Andrews, Mary Poppins era già esistita in un libro. Il 27 agosto 1964 il film diretto da Robert Stevenson debuttava nelle sale statunitensi. Oggi, 27 agosto 2026, compie dunque 62 anni, e continua a essere considerato uno dei titoli più rappresentativi della storia Disney. La pellicola ottenne un enorme successo di pubblico e critica e conquistò 13 candidature agli Oscar, vincendone cinque: tra questi quello per la migliore attrice protagonista a Julie Andrews, al suo debutto cinematografico, e quello per la miglior canzone originale a Chim Chim Cher-ee.
Quando i genitori cercano una nuova tata, qualcosa di straordinario accade. Un forte vento spazza via le candidate e, dal cielo, arriva Mary Poppins, sospesa a un ombrello. La donna presenta come referenza proprio l'annuncio scritto dai bambini e decide autonomamente di mettere alla prova la famiglia. Da quel momento la quotidianità dei Banks cambia radicalmente. Mary Poppins accompagna Jane e Michael in storie fantastiche, insegna loro che anche i compiti più noiosi possono essere affrontati con un pizzico di fantasia e li conduce persino dentro i disegni realizzati sul marciapiede dall'amico Bert. Ma la sua presenza non serve soltanto a divertire i bambini. Mary Poppins diventa il catalizzatore della trasformazione della famiglia. George Banks deve infatti rendersi conto che la sua ossessione per il lavoro lo ha allontanato dai figli e che una casa ordinata non significa necessariamente una famiglia felice.
Il momento decisivo arriva quando Michael e Jane gli consegnano i loro due penny. George comprende finalmente ciò che conta davvero e, invece di continuare a difendere la propria esistenza rigida e programmata, sceglie di riappropriarsi del ruolo di padre. Alla fine Mary Poppins può partire: il vento è cambiato e la tata sa che il suo compito è terminato. Una conclusione apparentemente perfetta, proprio come la protagonista. Ma soltanto se si conosce la versione Disney.
Ed è proprio questa una delle curiosità più interessanti del film: Disney non si limitò a portare Mary Poppins sullo schermo, ma la trasformò profondamente. La tata cinematografica è severa, certo, ma anche calorosa, ironica, affettuosa e soprattutto capace di instaurare con i bambini un rapporto fondato sulla complicità. Nei romanzi, invece, il suo carattere è decisamente più spigoloso.
La Mary Poppins di Travers non è necessariamente interessata a essere amata dai bambini. È una figura che arriva, stabilisce le proprie regole e non sembra avere bisogno dell'approvazione di nessuno. La sua magia, inoltre, non viene utilizzata esclusivamente per regalare meraviglia: spesso serve a introdurre i bambini in un mondo enigmatico, nel quale gli adulti non possiedono necessariamente tutte le risposte. La versione Disney rende invece la magia più luminosa e accessibile, creando un personaggio diventato quasi un sinonimo di perfezione: impeccabile nell'abbigliamento, nella postura, nei modi e persino nel controllo delle proprie emozioni.
Anni dopo Travers avrebbe continuato a considerare la propria produzione letteraria profondamente legata alla propria esperienza. Per lei l'infanzia non era un territorio fatto soltanto di allegria, giochi e finali rassicuranti: era anche un periodo di paure, incomprensioni, solitudine e sentimenti difficili da spiegare. Ed è uno dei motivi per cui la sua Mary Poppins possiede quella componente enigmatica che il film Disney attenua. La scrittrice, del resto, non amava l'idea di una letteratura costruita in maniera semplicistica per i bambini. Considerava l'infanzia un'esperienza molto più complessa e non riteneva che i giovani lettori avessero bisogno di storie artificialmente addolcite.
Da questo punto di vista, la Mary Poppins originale è perfettamente coerente con la sua autrice: non è una tata che si comporta come gli adulti vorrebbero che si comportasse una tata; è una creatura imprevedibile, che non si lascia facilmente classificare. Portare Mary Poppins al cinema fu tutt'altro che semplice. Walt Disney aveva impiegato anni per ottenere i diritti dell'opera e Pamela Travers rimase estremamente protettiva nei confronti del proprio personaggio.
Ed è qui che si comprende meglio lo scontro tra due visioni artistiche. Da una parte c'era Disney, intenzionato a trasformare il libro in un grande spettacolo musicale per il pubblico internazionale; dall'altra c'era un'autrice che considerava Mary Poppins una creatura molto personale e non voleva vederla privata delle sue ambiguità. La scelta di Julie Andrews si rivelò comunque decisiva. La sua Mary Poppins è diventata una delle interpretazioni più iconiche della storia del cinema: elegante, composta, ironica e apparentemente incapace di perdere il controllo.
È interessante notare che anche il film conserva qualche traccia della personalità più severa dell'originale. Mary Poppins non è mai veramente una figura permissiva: rimprovera i bambini, detta le regole e mantiene sempre una certa distanza. Persino quando si diverte con loro, sembra avere perfettamente sotto controllo la situazione. È quindi possibile leggere la Mary Poppins cinematografica come una versione addolcita, non completamente riscritta, della creatura di Travers. La differenza più evidente sta nel tono. La tata dei romanzi può risultare sconcertante e persino poco simpatica; quella di Julie Andrews possiede invece un calore che rende immediatamente possibile l'identificazione del pubblico.