Perfetti Sconosciuti, la cucina italiana è patrimonio Unesco anche grazie a questo film

Perfetti Sconosciuti è uno dei motivi per cui la cucina italiana è diventata patrimonio immateriale dell'Unesco. Una cultura dell'incontro si promuove anche attraverso le eccellenze culinarie al cinema: l'importanza del cibo in scena.

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Perfetti Sconosciuti è uno dei riferimenti, da punto di vista del genere e dello sviluppo, cinematografici del nostro tempo. Nella contemporaneità del cinema, il film di Paolo Genovese segna uno spartiacque. Una commedia brillante, emozionante e persino riflessiva, che mette davanti allo spettatore vizi, virtù e retroscena degli italiani. Lo fa in maniera sfrontata, senza perdere il garbo e la precisione scenica, causando un'altalena di emozioni difficilmente replicabile.

Eppure il film, nello specifico, è stato replicato: riproposto, adattato, visto ovunque. Ne sono scaturiti anche diversi spettacoli teatrali. Non solo in Italia. L'opera, come film e rappresentazione, è arrivata fino in Cina incassando ben 1 milione di dollari nel primo giorno di programmazione. Correva l'anno 2018 e ancora – attorno al film di Genovese – non era stato detto tutto. Oggi, a distanza di quasi 10 anni dall'uscita nelle sale, quell'opera vanta il record assoluto di lungometraggio a cui sono stati attribuiti e riconosciuti più remake nella storia del cinema. Vuol dire che questo progetto è arrivato ovunque nel mondo.

Perfetti Sconosciuti, un patrimonio da difendere

Esattamente come la cucina italiana, da poco eletta patrimonio immateriale dell'UNESCO. Se questo traguardo, importante per il Paese, è stato possibile è (anche) grazie a questo film. L'opera, infatti, tra i tanti richiami e le molteplici osservazioni che è possibile fare, viene ricordata (poco) anche per un altro aspetto: la presenza degli gnocchi.

97 minuti di Dramedy – crasi coniata anche grazie a questo film – basati su una cena. L'esaltazione degli addetti ai lavori ha premiato, nel recente passato, la capacità degli attori per quanto concerne l'appropriazione dello spazio e la gestione della scena pur essendo girato tutto quasi sempre al chiuso. Quello a cui, però, si fa poco riferimento è la presenza del cibo. Un piatto di pasta: sempre lo stesso per intere scene, in grado di scandire momenti, tratteggiare emozioni, addirittura caratterizzare monologhi.

L'importanza degli gnocchi

Ci ha scherzato, qualche volta, durante alcuni podcast, Edoardo Leo: "Io, dopo aver fatto quel film, non ho più lo stesso rapporto con gli gnocchi. Non li posso proprio più mangiare, perché per diverse settimane noi abbiamo avuto davanti sempre lo stesso piatto. Era una cosa incredibile". Cosa succede in questi casi?

I piatti, nello specifico, vengono ricostruiti scena dopo scena. A ogni ciak il piatto di gnocchi, ma vale per qualsiasi tipo di pietanza, dev'essere identico a com'era nella sequenza precedente. Quindi c'è il fotografo che scatta sugli gnocchi e tiene le fotografie come riferimento per gli addetti ai lavori che devono ricostruire la scena – compresa la presenza di cibo nei piatti – nei minimi dettagli. Anche quando i protagonisti mangiano, o parlano con la bocca piena, rappresentano una certa dose di italianità che risiede non soltanto nel mangiare (quello lo fanno tutti, si spera) ma anche e soprattutto nel conversare amabilmente o animatamente davanti a un buon piatto di pasta.

La storia (recente) del cinema in un piatto di pasta

Quindi, se agli attori e alle attrici in quel frangente vedere gnocchi per settimane sarà risultato indigesto, agli occhi degli spettatori invece si è rivelato un colpo vincente. La cucina italiana nel mondo è passata anche grazie alla visione di determinate opere e alla relativa presa di coscienza che un piatto di pasta possa fare (anche) la storia del cinema. Più patrimonio immateriale di questo, c'è solo il calore della platea: dentro e fuori la sala. Proprio come un buon primo, non passa mai. Almeno fino al prossimo ciak.

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