Roger Deakins parla della pellicola, dopo averla usata per Ave, Cesare!: "È finita"
Mancano le pellicole più particolari, i laboratori di sviluppo non funzionano più come prima e tutto sta lentamente morendo. Per Roger Deakins è finita
L’esperienza di Deakins è stata problematica soprattutto per la scarsità di materiali, cioè non si trova molta pellicola e la prima ad andarsene è quella più particolare. Le varietà necessarie a girare scene con un taglio, un formato o un tono inusuali semplicemente non si trovano più (e se lo dice uno che lavora ad Hollywood!). Alla stessa maniera del resto anche i laboratori, ovvero i luoghi in cui vengono spediti i negativi per lo sviluppo, non lavorano più come una volta. Sempre secondo Deakins ci sono stati non pochi problemi di sviluppo durante la lavorazione, cose che non sarebbero mai capitate una volta, perché il mestiere non è più quello, perché lo sviluppo di negativi 35mm non è più un business a cui i laboratori tengono e via dicendo. Perché la pellicola sta morendo, anzi, per citare la maniera in cui Deakins chiude l’intervista: “Mi dispiace, è finita”.
Le nomination all’Oscar per la Migliore fotografia di quest’anno sembrerebbero dire altro, per come mostrino un’incredibile varietà di formati e supporti, lo stesso sembra una falsità, ultime luci di una tecnologia morente. Se infatti Mad Max: Fury Road e Sicario sono esponenti del digitale, Carol è stato girato in 16mm, The Hateful Eight nel glorioso 70mm e Kaminski stava lì lì per girare Il ponte delle spie in 35mm (Spielberg è un altro fanatico della pellicola, non dev’essere stato facile per lui scegliere il digitale).
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Un fotogramma da Sicario, girato con illuminazione scarsa[/caption]
Certo, è vero che i benefici e le peculiarietà delle riprese in pellicola rimangono, la maniera in cui la celluloide cattura la luce e i colori poi passa al digitale ad altissima risoluzione (non tutto tutto tutto ma buona parte), dunque in un certo senso ci sono ancora ragioni per girare in pellicola se si tiene molto ad una certa resa. Ma è anche vero che parliamo di minuzie sempre più difficili da distinguere.
Dall’altra parte molti avranno invece imparato a distinguere le riprese fatte in digitale, almeno quando sfruttano le particolarità del supporto. Una su tutti, la più semplice da distinguere, è la capacità di girare in scarse condizioni di luce, la proprietà del digitale di funzionare anche con illuminazioni precarie, dando un nuovo tono ai bui (una volta i bui erano finti, in realtà erano illuminazioni blu o simili, oggi sono proprio bui davvero).