Sanremo 2026: i cinque videoclip più belli di questa edizione
I videoclip più belli di Sanremo 2026 trasformano la musica in cinema: tra cortometraggi, citazioni cult e visioni d’autore, ecco i 5 video che riscattano il festival sul piano visivo.
Nell’articolo a commento della recente edizione del Festival di Sanremo si discuteva di quanto il cinema fosse assente dall’orizzonte della manifestazione, di quanto poco ci fosse come riferimento culturale nelle canzoni e di come venisse snobbato come elemento d’interesse nazional-popolare durante le serate televisive. Una parte di quel disinteresse la troviamo riscattata nei videoclip che i 34 artisti in gara (30 big e 4 nuove proposte) hanno messo online nelle ore successive al loro debutto, per promuovere le rispettive canzoni.
Se la media di questi video è quella della promozione pura, con le esibizioni in primo piano in un contesto più o meno interessante, alcuni hanno invece deciso di creare piccoli cortometraggi, magari ispirati proprio al cinema, o di vestire il senso della canzone con idee visive, se non necessariamente originali, perlomeno peculiari. Ecco quindi quelli che per noi sono i cinque videoclip più belli di Sanremo 2026: segnaliamo, tra quelli che non rientrano in questa selezione, I romantici, diretto da Younuts per Tommaso Paradiso (il più cinefilo tra i cantanti in gara), Stupida sfortuna, diretto da Lorenzo Silvestri e Giovanni Nasta per Fulminacci (il concept visual più coerente del lotto), e Sei tu, diretto da Francesco Lorusso per Levante, un dietro le quinte di un’esibizione interamente in reverse.Ossessione – Samurai Jay
Un remake di Dal tramonto all’alba di Rodriguez e Tarantino, diretto da Fabrizio Conte e prodotto da Borotalco TV, azienda leader del videoclip che ha realizzato circa la metà dei video legati ai cantanti sanremesi: Jay si fa accompagnare da quelli che saranno i feat del suo prossimo album, una sorta di nouvelle vague pop-rap come Sayf, Rkomi e Brunori SAS nell’intro, per omaggiare l’estetica tex-mex vampiresca e bere dal piede di Belén come Clooney faceva con quello di Salma Hayek. Ottima produzione, ritmo e divertimento, in uno dei pochi video in formato panoramico, mentre dominano il 4:3 e il formato Academy (1.85:1), pensati per la fruizione su piccolo schermo.
Che fastidio – Ditonellapiaga
I Fratelli Brasilia, ovvero Edoardo Boccale e Lorenzo Balestriere, partono da un’idea della stessa cantante – al secolo Margherita Carducci – per realizzare un vero e proprio cortometraggio in cui Ditonellapiaga interpreta più personaggi all’interno di una festa in cui i “fastidi” della canzone prendono forma. Un autentico progetto da pop star contemporanea, che è anche attrice e creatrice, non solo performer musicale: canta, balla, recita e fa ridere. Anche per questo è stata la vera vincitrice morale del festival.
Prima o poi – Michele Bravi
Il più sottovalutato di questo festival firma uno dei videoclip più sorprendenti, anche per il nome della regista, Ilenia Pastorelli, la Alessia di Lo chiamavano Jeeg Robot. Per accompagnare un brano che segna una svolta teatrale per il cantante, la regista chiede a Bravi di mettere in scena una pantomima, recitando senza parole, solo con il volto e il corpo, il proprio ineludibile dolore per la fine di una relazione. Un bianco e nero espressivo che rivela un cantante divenuto anche attore e un’attrice che si conferma regista.
La felicità e basta – Maria Antonietta & Colombre
Un altro vero e proprio cortometraggio, diretto da Danilo Bubani, dal respiro internazionale, che utilizza il colore e la sua lavorazione in post-produzione per porsi sul crinale tra modernariato e contemporaneità. Una presunta rapina (come dare una forma fisica alla felicità?) al Museo del Risorgimento di Torino si trasforma in una fuga tra le sale del museo, lungo i palazzi e i tetti urbani, fino allo spazio. Un senso dell’immagine e soprattutto del colore che segnala Bubani tra i migliori registi contemporanei.
Ti penso sempre – Chiello
Una conferma, più che una rivelazione, quella di Tommaso Ottomano: artista completo, musicista (lo scorso anno arrivò secondo a Sanremo sul palco con Lucio Corsi, per cui suona la chitarra ed è co-autore), regista di videoclip e non solo. Qui torna a collaborare con il rapper lucano e compone un video che è un collage puramente cinematografico, una sorta di zibaldone di situazioni e citazioni spettacolari, realizzate con grande cura filmica e uno sguardo luminoso, come una reinvenzione tutt’altro che manierista di vari immaginari. Straordinario il montaggio, curato dallo stesso Ottomano, che trasmette il senso profondo delle parole anziché limitarsi a illustrarle.