Stan Lee e i suoi cammei. Qual è il senso?
Compare in tutti i film e tutte le serie tv. Stan Lee è a tutti gli effetti l'unica costante di quei diversi universi e deve avere un ruolo
È un inside joke tra fan e realizzatori, nulla di più. Almeno in teoria.
E Stan Lee ha accumulato una presenza così costante da influenzare tutta la trama dell’universo Marvel allargato.
L’unico dettaglio che unisce tutti i film dell’universo cinematografico Marvel è infatti Stan Lee. Non c’è altro. Che siano i film della Fox (quelli sui mutanti e sui Fantastici 4), che siano quelli Sony (su Spider-Man e Venom) o quelli dei Marvel Studios, cioè Disney (il resto), che siano alcune serie tv, l’unica costante è l’apparizione di un uomo con gli occhiali da sole. Stan Lee è l’osservatore definitivo, quella presenza che avverte tutti che esiste qualcosa di maggiore rispetto ai soli eventi che vediamo, che esiste una regia intelligente che tutto sovrintende.

Stan Lee è l’osservatore del mondo Marvel al cinema. Non è stata una scelta voluta e meditata come per Kieslowski ma frutto di una piccola consuetudine che affonda le radici nel 1989, nel film tv Processo all’incredibile Hulk, tratto dalla popolare serie con Bill Bixby. Prima era stato narratore della suddetta serie e di L’Uomo Ragno e i suoi Fantastici Amici ma da quell’apparizione comincia a diventare un ospite regolare come doppiatore nelle molte serie animate fino a che Bryan Singer non lo vuole nel 2000 per un piccolo ruolo in X-Men, il primo film a riportare al cinema gli eroi Marvel, il primo di una nuova generazione. Da lì non è mai mancato.
Questo personaggio che ogni volta ha abiti e lavori diversi, che si trova in città e luoghi differenti e che vediamo anche nello spazio, rivela la sua identità forse solo in Guardiani Della Galassia 2, quando è proprio un informatore degli Osservatori. Nonostante non ci siano indizi che quel cammeo riveli la natura e il senso di tutti gli altri, di fatto è quello che spiega come mai in tutti questi film con supereroi Marvel ci sia una persona sempre inquadrata bene, spessissimo in primo piano, che ogni volta è in posizioni diverse e che nessuno riconosce.

Stan Lee in ogni cammeo sembra sempre sapere di essere Stan Lee o almeno di essere consapevole di essere presente in una grande storia. Non è come le altre comparse che non si curano di quel che avviene, ma qualcuno che ha un certo piacere a essere lì in quel momento, consapevole, a volte anche ironicamente, di quello che accade. La cosa fa tutta la differenza del mondo.
Hitchcock compare in tutti i suoi film ma non è un osservatore perché nella maggior parte dei casi non si cura della storia, spesso non guarda nemmeno i personaggi in scena, in altri passeggia nello sfondo o sta in una foto. Stan Lee invece è partecipe degli eventi con un sorriso che tradisce un retropensiero consapevole. In ogni cammeo Stan Lee ha un’aria tra il consapevole e lo sbigottito, oppure al contrario non si scompone là dove chiunque si sarebbe scomposto oppure ancora, come in L’Incredibile Hulk, versione Leterrier, contribuisce a mandare avanti la trama con le sue azioni.

Le sue partecipazioni se guardate singolarmente sono la più ovvia delle strizzate d’occhio agli spettatori e finiscono lì, ma se le si considera nel loro insieme misurano una personalità filmica che non coincide con quella reale. In buona sostanza se guardate tutte insieme sono effettivamente non la persona Stan Lee ma il personaggio, la trasformazione di qualcuno che riconosciamo per il ruolo che ha nella realtà in un personaggio che riconosciamo per il ruolo che ha nei film. Lo Stan Lee dei film è qualcosa a metà tra se stesso nella realtà (ha sempre i distintivi occhialoni che come un personaggio da fumetti non levava mai) e un carattere da cinecomic, fa ridere ma è anche l’unica vera costante dei cinecomic Marvel.

Dunque se si ragiona metacinematograficamente a comparire in questi cammeo è il creatore dei personaggi che li sorveglia.
E il paradosso di tutto è che quest’uomo che ha creato i personaggi più importanti della cultura popolare americana dal secondo dopoguerra ad oggi, alla fine è diventato davvero uno di loro, è entrato nel loro universo narrativo, nelle loro storie ritagliandosi un ruolo unico che nessuno aveva mai avuto e che nessuno avrebbe potuto pensare. Lo è diventato naturalmente.

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