Star Wars: Gli Ultimi Jedi, Guerre Stellari è morto, lunga vita a Guerre Stellari!
La pellicola di Rian Johnson e il suo equilibrio fra rispetto della saga e necessità di rifondazione...
Star Wars: Gli Ultimi Jedi è il miglior capitolo della saga insieme a Una Nuova Speranza.
Perché così come la leggendaria pellicola di George Lucas ha posto le fondamenta di un mito pop condiviso, così il film di Rian Johnson ne ha, al contempo, rispettato il lascito e minato le basi per una necessaria ricostruzione.
Un'affermazione forte, me ne rendo conto, specie alla luce delle tante, veementi discussioni che hanno "movimentato" la release del blockbuster. E che non fanno altro che testimoniare l'oggettiva importanza della pellicola. Se avesse avuto la leggerezza, la levità di una brezza primaverile, non ci sarebbe neanche stato bisogno di tornare a parlarne a un anno dal suo arrivo nei cinema.
Motivo per cui stiamo tutti qua in questo preciso istante.
Andiamo avanti.
Giusto il tempo di immaginare mentalmente una scena da distaster movie hollywoodiano... che la calma è improvvisamente tornata graziando gli ultimi 25 minuti di volo con una serenità di crociera che i protagonisti di Lost potevano solo sognare.
Aggiungete poi a questa poco delicata tratta le due ore di fila fuori dall'IMAX di Leicester Square con circa 2 gradi sottozzero e capirete perché la mia prima visione di Star Wars: Gli Ultimi Jedi non sia stata propriamente all'insegna della lucidità.
Al termine della proiezione, ero spiazzato.
Non deluso, sia chiaro, ma spiazzato.
Come Rey, anche io speravo che l'ormai vecchio Maestro Jedi potesse impugnare la sua vecchia spada laser per combattere eroicamente e platealmente contro Kylo Ren e il Primo Ordine, riunendosi a sua sorella Leia esaudendo un sogno di fan rimasto in sospeso per due anni dopo il potente cliffhanger di Star Wars: Il Risveglio della Forza. I miei dubbi ruotavano principalmente intorno a questa strana sensazione rimasta sul palato, come quando ti ritrovi davanti a un piatto di tagliatelle o gnocchi uguali a quelle che faceva tua nonna quando eri piccolo, che però, alla prova della forchetta, ti lasciano in bocca un gusto differente. Non cattivo, ma diverso e inaspettato. Come poteva essermi accaduto qualcosa del genere con una saga come quella di Star Wars, che vivo con trasporto da quando ho 4 anni, che è stata ravvivata in maniera sontuosa - ma rassicurante - da J.J.Abrams?
Nel corso di questi mesi mi è capitato di leggere le motivazioni più disparate secondo le quali “Questo film ha rovinato Star Wars”. Dai siparietti comici iniziali fra Hux e Poe Dameron, al trattamento del già citato Luke Skywalker, la morte di Snoke, la piattezza di Captain Phasma...
Potrei aver già scritto altre volte che... nulla di nuovo sotto al sole.
È bene ricordare un concetto espresso dallo stesso George Lucas durante il panel dei 40 anni alla Star Wars Celebration: Guerre Stellari è principalmente un film per ragazzi. Stavo a circa 10 metri da lui quando l'ha detto per cui non sto qua a “linkare la fonte”. E in pieno 2018 quasi 2019 spero – sbagliando di sicuro, ma talvolta credo nell'ottimimso – che sia ben chiaro a tutti che le “storie per ragazzi” sono importantissime, specie quando si tratta di dover veicolare un mito e i messaggi a esso collegati. Vuol dire che se un bambino guarda Gli Ultimi Jedi e vede “un suo simile” che, nelle battute finali del film, attira a sé con la Forza uno scopettone che si “trasforma” in Spada Laser capisce direttamente, senza mediazioni quello che la storia vuole dirgli. Poi noi adulti possiamo fare tutte le elucubrazioni ermeneutiche del caso e nessuno ce lo impedisce, anzi.
E, per questo, sono fermamente convinto che Rian Johnson con Star Wars: Gli Ultimi Jedi abbia creato il perfetto mix fra celebrazione rispettosa di un'eredità pesante con cui lavorare – ha giocato su un terreno molto più instabile di quello di J.J.Abrams – e rottura con il passato.
Nulla di più sbagliato, nulla di più banale.
Luke Skywalker è figlio di un continuo fallimento. Quello di suo padre, che ha fallito nel riportare equilibrio nella Forza, che è direttamente collegato a quello dei suoi mentori Ben Kenobi e Yoda quello suo, personale, di maestro Jedi. Ora, non so come funzioni la psicoterapia nella Galassia Lontana, Lontana, e se sia in voga come nella New York di Woody Allen, ma diciamo che di traumi, il nostro, ne ha avuti giusto un paio.
Quella spalla scrollata in maniera beffarda è perfettamente in linea con chi, qualche anno prima, si era goduto sornione il bacio di colei che non sapeva ancora essere sua sorella incrociando le braccia dietro la testa con estrema soddisfazione mentre Han Solo osservava la scena con malcelato fastidio. La sua potentissima proiezione interplanetaria è l'espressione massima delle parole di Yoda “A Jedi uses the Force for knowledge and defense, never for attack”.
Sono cresciuto per anni e anni con una visione nobiliare, quasi dinastica della Forza, come se fosse di esclusiva competenza della stirpe Skywalker. Qua, a prescindere da quello che Abrams deciderà di fare con i genitori di Rey nel nono capitolo, viene desscritta come “popolare”, accessibile a tutti, anche da quel bambino con lo scopettone di cui parlavo qualche riga più su.
Non è stato facilissimo capire tutto questo, in mezzo a turbolenze aeree, principi di ipotermia e quell'immancabile punta di ansia e agitazione che mi accompagnano prima di ogni junket.
Ma poi l'ho fatto.
Ora riesco anche a perdonare a Johnson la trashissima scena di Leia che vola nello spazio (che appunto, ora che Carrie Fisher non c'è più, assume una sfumatura così dolceamara) perché Star Wars è prima di tutto un'esperienza condivisa che viene trasmessa di generazione in generazione.
Guerre Stellari continuerà anche quando noi non ci saremo più e continuerà a essere vissuto da quei bambini e bambine che, alle Star Wars Celebration o al nostrano Lucca Comics, vanno in giro con i cosplay di Rey, Kylo Ren o BB-8.
E per far sì che una storia possa continuare a vivere, uccidere il passato diventa un atto necessario.
Star Wars è morto, lunga vita a Star Wars!
CORRELATO
Star Wars: Gli Ultimi Jedi – i commenti a caldo degli spettatori dopo la proiezione a Melzo!
EXCL – Star Wars, Andy Serkis e Domhnall Gleeson da Snoke alla controversia per il motion capture
EXCL – Kelly Marie Tran sull’importanza della diversità in Star Wars
Nel cast tornano Mark Hamill, Carrie Fisher, Adam Driver, Daisy Ridley, John Boyega, Oscar Isaac, Lupita Nyong’o, Andy Serkis, Domhnall Gleeson, Anthony Daniels, Gwendoline Christie, Kelly Marie Tran, Laura Dern e Benicio Del Toro.
Trovate tutte le informazioni sul film, con gli aggiornamenti e le novità, nella scheda.
Scritto e diretto da Rian Johnson, Star Wars: Gli Ultimi Jedi è prodotto da Ram Bergman e Kathleen Kennedy, è uscito il 15 dicembre 2017, il 13 in Italia.


