The Elephant Man, John Hurt recita solo con mezzo corpo
La più grande prestazione di John Hurt, tra recitazione con il corpo, messa in scena e un inferno di make-up. L'Elephant Man che si muove come un animale
John Hurt è stato l’attore di supporto d’eccezione per 30 anni di cinema americano e mondiale, una presenza fenomenale, indelebile anche con un pugno di battute a film. Specialista di quell’arte particolare che consiste nel fare il medesimo lavoro dei protagonisti con un decimo del tempo a disposizione, ovvero raccontare la complessità umana, rendere un personaggio memorabile, dare solidità ad un carattere scritto sulla carta, John Hurt in The Elephant Man ha portato a termine il suo più grande trionfo.
Se Anthony Hopkins, co-protagonista del film, ha in The Elephant Man alcuni dei momenti migliori della propria carriera, proprio per come gestisce con un’economia sentimentale invidiabile, l’attaccamento del medico a questo paziente assurdo ma unico, Hurt senza faccia aveva un arco emotivo e sentimentale anche maggiore, da reietto a fiero, da subumano a umano, qualcosa di complicatissimo anche senza tutto quel trucco.
L’uomo elefante non è solo l’oggetto dello studio e il motore immobile del cambiamento negli altri personaggi ma egli stesso passa da creatura spaventata a uomo realizzato in punto di morte. John Hurt realizza questo piccolo miracolo comportandosi come un animale, lavorando solo sul corpo e relativamente sulla parola. Inguainato in un corpo maldestro e goffo, limitato nei movimenti, lo stesso riesce con un linguaggio primordiale a comunicare il disagio e l’amore, l’adeguamento e addirittura, in una scena che davvero è un trionfo di vera recitazione, solo la sua silhouette trasmette vergogna.


Ancora di più ci sono due momenti emblematici di questo film che si susseguono a breve distanza e danno la misura di quanto possa essere minuzioso il lavoro di un grande attore anche in quelle condizioni. Sono la presentazione medica che Anthony Hopkins fa di Merrick e solo una decina di minuti più tardi l’esposizione più brutale che ne viene fatta nel circo dei freak. Joseph Merrick, l’uomo elefante, è esposto alla meraviglia della comunità scientifica e poi al pubblico ludibrio e orrore, e John Hurt muovendosi quel pochissimo che gli è concesso “subisce” gli sguardi in maniere completamente diverse. Di nuovo aiutato dalla messa in scena (la prima volta vediamo solo la silhouette dietro un paravento, la seconda lo vediamo a figura intera), mostra due modi diversi di provare vergogna e umiliazione, lavorando di posizionamento dei piedi, di movimenti ingessati e postura.