Tobe Hooper e la sua intuizione che il mondo dei film di paura può essere il nostro
Un film e mezzo bastano ampiamente per un'intera carriera. Come Tobe Hooper ha cambiato per sempre il cinema d'orrore e non solo
Ricordato principalmente per Non Aprite Quella Porta e Poltergeist, è stato in realtà autore di tantissimo cinema di paura e anche televisione di paura, ha dedicato una vita a quella sottile rivoluzione iniziata con il film del ‘74 con un assassino dotato di motosega, mai superando i suoi esordi quanto a forza espressiva.
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L’opera giovanile di Hooper è e rimarrà per sempre il suo testamento, nonostante ci siano decine di altri film realizzati dopo quello. Contiene in sé tutto quello che questo regista aveva da portare all’arte cinematografica e alcuni tra i cambiamenti di fronte più importanti della storia del mezzo.

Efficace su due livelli, quello del contenuto e delle immagini, capace di imprimersi sia con la scelta del suo carnefice (grosso, corpulento, vestito da macellaio, con una maschera di cuoio e armato di motosega, character design perfetto), sia con la delicata associazione di elementi. L’America desolata e le persone deformi, la pop culture dei mezzi di comunicazione e l’orrore di chi li riceve, il benessere dei ragazzi e la mesta indigenza dei carnefici, la pulizia contro la sporcizia e via dicendo, una serie di variazioni su un conflitto di classe che in realtà è un conflitto umano. Fondato su una serie di associazioni pazzesche, Non Aprite Quella Porta ha mostrato che alzare l’asticella della violenza poteva non essere solo un fattore di shock.

In questo stava un cambio copernicano. La violenza era folle ma aveva un senso, i killer erano psicopatici ma sembravano echeggiare altro, sembravano generati da qualcosa, mostriciattoli figli di un sistema che non li ha mai considerati, li ha tenuti ai margini e si è occupato invece dei ragazzi che vanno ai concerti. Scarti industriali, in zone in cui è pieno di altri scarti, discariche umane dove possono essere dimenticati e mutare, impazzire, uccidere, diventare mostri senza che a nessuno interessi. Almeno fino a che non fanno fuori qualcuno delle città, traducendo la violenza subita in colpi di motosega.

In particolare la relazione con gli oggetti, le case, gli ambienti e quello che essi dicono su chi le abita, sul benessere, sulla fruizione dei media e sul mondo che viviamo era il dettaglio meno spielberghiano e più tipico di Hooper. Il fatto che nel mondo di quel film a farci male sono quegli stessi oggetti che (forse) in un altro modo ci fanno male anche nel nostro di mondo, come quegli esseri umani orrendi della provincia che non esistono ma che sembrano il frutto di qualcosa che, quello sì, esiste.