Vite Digitali: Crash Bandicoot e la saggia stupidità del marsupiale di Naughty Dog
L'ospite di questa settimana di Vite Digitali è Crash Bandicoot, icona videoludica che, con la sua spensieratezza, ha conquistato una nutrita schiera di fan
In questo 2020 appena iniziato, siamo arrivati, erroneamente, a pensare al genere Platform come a qualcosa di "semplice" o rivolto esclusivamente a un pubblico di giovani. Giovani che, a loro volta, non vogliono sentirsi tali e preferiscono giocare a Fortnite o Grand Theft Auto piuttosto che sperimentare quei titoli "dove si salta e basta". Sia chiaro: stiamo facendo un discorso generalista e ci rendiamo conto che molti di voi non la pensino in questo modo, ma la legge dei grandi numeri parla chiaro: realizzare un Platform non è più conveniente come un tempo.
Per questo motivo, abbiamo deciso di ospitare Crash Bandicoot all'interno di questo appuntamento settimanale di Vite Digitali. Per tutti coloro che non sapessero di cosa stiamo parlando, Vite Digitali è la rubrica della domenica dedicata ai personaggi più interessanti dell'industria videoludica e, soprattutto, al loro effetto psicologico ed emotivo suscitato nelle persone. Il tutto, come sempre, senza il minimo spoiler.
Per prima cosa, ricordiamo a tutti che Crash Bandicoot (da qui chiamato anche solo Crash) è un, appunto, bandicoot che ha subito mutazioni genetiche da parte del malvagio dottor Neo Cortex e del suo braccio destro Dr. Nitrus Brio. Creato con lo scopo di conquistare il mondo insieme a una schiera di animali mutanti, Crash viene da subito scartato in quanto considerato troppo buono e troppo stupido. Fuggito per un pelo dal castello di Cortex nel filmato iniziale del primo capitolo, targato 1996, Crash finisce in mare e viene trascinato dalle onde su un'isola abitata dagli indigeni. Intenzionato a salvare la sua ragazza Tawna, rimasta in mano al terribile scienziato pazzo, il simpatico marsupiale decide quindi di fare ritorno al castello. Aiutato dallo stregone Aku Aku, Crash inizierà così il suo "viaggio dell'eroe", per salvare la sua ragazza e vivere così per sempre felici e contenti.
Avrebbe senso, quindi, portare un prodotto di questo tipo al giorno d'oggi? Molto probabilmente sì!
In un'epoca di tensione, dove i videogiochi vengono presi troppo sul serio da parte del loro pubblico (basti pensare agli streamer o al concetto attuale di e-sport), ci sarebbe assolutamente bisogno di un Crash Bandicoot in grado di abbassare i toni e di divertire l'utente, senza la benché minima altra pretesa.
L'ennesima prova che, per essere felici, non c'è bisogno di trame complesse e di meccaniche elaborate. Perché, per chiudere con la classica frase da cioccolatino, la felicità è davvero nelle piccole cose e tutti noi, oggi, abbiamo bisogno di più Crash Bandicoot nella nostre vite.