Gipi vol. 4: S., la recensione
Abbiamo recensito per voi S., pubblicato nella collana di Repubblica che propone l'opera omnia di Gipi
S. è il quarto volume dell’opera omnia di Gipi in allegato al quotidiano La Repubblica. Il cartonato segue il precedente LMVDM - La mia vita disegnata male, proseguendo la pubblicazione a cadenza settimanale della produzione a fumetti di Gian Alfonso Pacinotti.
Nel piangere la morte del padre, Gipi intreccia diverse storie (come già visto in altre occasioni) con una cura eccezionale, dosando i momenti divertenti e quelli più toccanti, senza mai cadere in facili patetismi o piagnistei. Per realizzare S. il fumettista toscano rimette il suo stile in discussione, prendendosi una serie infinita di libertà e rischi.
È il 2006 e l'altissima qualità degli acquerelli di Gipi non è certo un mistero, ma il modo in cui declina il colore all'interno dell'opera sembra davvero diverso rispetto a quanto fatto in precedenza. Similmente, i salti temporali tra un binario narrativo e l'altro assomigliano più a un mosaico composto da piccoli frammenti improvvisati senza alcun canovaccio che una successione vera e propria di scene pre-ragionate e schematizzate. Il risultato è come un lungo flusso di coscienza ricco di digressioni, dettagli che danno profondità alle storie e piccole confessioni personali, di quelle che si fanno al migliore amico davanti a una birra.
Come spesso accade in questi casi, quando un lettore si trova davanti a un contenuto così forte può trovare delle difficoltà a rapportarcisi. S. non è "una storia di padri e figli", ma "la storia di un padre e di un figlio", particolare per definizione, come ogni rapporto famigliare al mondo. Questa forte identità è una scommessa importante, perché non scende a compromessi: con questa graphic novel Gipi, nel bene e nel male, mette sul tavolo delle informazioni non negoziabili con il lettore che non può "far finta di non vedere" le parti più dure da digerire.
Proprio per i motivi sopracitati, S. è sicuramente tra le opere più impegnative e coinvolgenti dell'autore pisano. Questo aspetto è, per sua natura, ambivalente: se si è pronti ad accettare la relativa universalità delle vicende private del singolo, ci si sentirà come se davvero si planasse in una vita altrui, in quelle gioie e dolori che si possono provare solo camminando nelle scarpe di un altro individuo.