Elliot, capitolo 1: Benvenuto al mondo, la recensione
Abbiamo recensito in esclusiva il primo capitolo di Elliot, la nuova serie Wilder firmata da Paliaga, Ceregatti e Matera
È proprio attirare l'attenzione di tutti - anche quella di coloro che sono decisamente indesiderati - ciò che il protagonista riesce a fare, mostrando al mondo, per mezzo di un video caricato online, le sue peculiari abilità. Perché Elliot ha dei superpoteri, tra cui la capacità di volare. Non sappiamo come li abbia ottenuti, non sappiamo da quanto, ma ora tutti sanno che li possiede. Di questi tempi, poi, le informazioni fanno il giro del mondo in pochi secondi, e il video diffuso dal giovane infrange ogni record di visualizzazioni, così che sono in tanti, media compresi, quelli che si recano presso la sua abitazione. Questo gesto sconsiderato provoca un'accesa discussione tra Elliot e i suoi genitori, con il primo che, adirato, vola via. Ciò che accade dopo è tutto da scoprire, ma possiamo già anticiparvi che si verificherà una serie di sfortunati eventi...
In questo primo capitolo di Elliot, Paliaga racconta la genesi di un ragazzo che ha tutte le potenzialità per diventare un supereroe: si tratta di un'origine difficile, con i genitori desiderosi di proteggere il loro pargolo nascondendolo al mondo, e il Nostro, invece, determinato a rivelarsi e farsi accettare. C'è davvero molto di interessante in questo incipit, in termini meramente narrativi, a partire dagli elementi mystery dietro la presenza di un oscuro - e apparentemente potentissimo - villain.
Davvero esaltante la grafica di questo fumetto, grazie ai bellissimi disegni di Ludovica Ceregatti, che si rivela essere una bellissima sorpresa: un'artista in possesso di uno stile dinamico e originale, una splendida sintesi tra il realismo tipicamente di scuola italiana e un tratto più pop, tendente al cartoony proprio dei comics americani. L'aspetto visivo di Elliot è decisamente esplosivo - dall'espressività dei volti dei personaggi, alla plasticità dei corpi, fino agli scenari (la spettacolare Londra vista dall'alto) - e l'unica pecca che possiamo rimproverare agli autori è quello di averlo "ingabbiato" in una griglia forse troppo regolare, che facilità sì la comprensione della storia, ma ne limita il virtuosismo. Speriamo di poter apprezzare uno storytelling più libero e magari sperimentale nei prossimi capitoli, confidando fiduciosi che ciò possa giovare alla narrazione. Ad ogni modo, si tratta del proverbiale pelo nell'uovo, in una storia davvero molto valida.