Mark Wahlberg ci parla di Deepwater: "Il peggio di recitare tra le fiamme è quando danno fuoco a te"
Nonostante l'abitudine al cinema d'azione Mark Wahlberg è rimasto provato dalle riprese di Deepwater, tutte fuoco, fiamme e caldo
L’impressione è che sia stato più facile recitare in questo film, in cui per almeno metà del tempo Wahlberg si trova tra le fiamme (vere!) e in cui tutto accade nella maniera più precipitosa per raccontare l’inferno (sull’oceano) che vissero i lavoratori della piattaforma petrolifera Deepwater, quando per incuria, malfunzionamento e (sostiene il film) bieca logica del profitto da parte della British Petroleum, saltò letteralmente tutto in aria causando il più grande disastro naturale di sempre.
Il film si sofferma poco sulle cause del disastro e molto sulle conseguenze, volevate gestire il racconto in questa maniera fin dall’inizio?
Sì.
La sceneggiatura l’ho ricevuta e poi aggiornata dopo esserci confrontati con il vero Mike Williams [il protagonista della storia, ndr], così da dare una versione più intima degli eventi, dal suo punto di vista. Era proprio lo studio che voleva fare questo tipo di film, per via di come i media avevano trattato la storia, cioè senza raccontare degli uomini che sono morti o salvati.
Più che altro sembra abbiate girato un film di guerra...
Qual è la ricetta per il buon disaster movie?
Noi abbiamo scelto di concentrarci sullo sviluppo dei personaggi e per fortuna lo studio era con noi. Chi erano queste persone? Cosa hanno fatto? Che pericoli hanno affrontato? Credo che più ne sai su di loro, più sei dalla loro parte e vuoi che sopravvivano. Non volevamo solo grande azione e grandi effetti speciali ma soprattutto concentrarci su grandi personaggi con sullo sfondo eventi pazzeschi.
Saputo il punto di vista del film assolutamente no. Mi sono appoggiato a Mike per tutto quello che dovevo sapere. Lui mi ha spiegato come si faccia il suo lavoro in maniera efficiente, siamo anche andati su una nave scuola dove abbiamo vissuto insieme per un po’, scoprendo di avere tante cose in comune: siamo entrambi padri, stiamo tanto lontani dalla famiglia per lavoro… Credo lui avesse un po’ di senso di colpa per essere sopravvissuto, voleva davvero onorare i caduti.
È stato lui a raccontarci molti dei “segni premonitori” che si vedono nel film e che sono accaduti sul serio, dall’uccello che colpisce l’elicottero alla cravatta magenta, fino alla scenetta in casa in cui simula l’estrazione con la Coca Cola e quella spruzza. Certo magari accadono ogni giorno e poi non c’è nessun disastro eh.
Per quante settimane hai recitato accanto al fuoco?
Alla fine basta avere fiducia in chi si occupa degli effetti speciali, devi fidarti che abbiano fatto i loro compiti e in più stare attento al vento. Siamo stati attenti ma con i ritmi rapidi dei set siamo stati comunque fortunati che nessuno si sia fatto male.