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Possible Love, Lee Chang-dong: “Raccontare questa storia oggi è ancora più importante di quando è accaduta.”

Il regista coreano, di ritorno alla regia dopo otto anni in concorso a Venezia 83, racconta il suo Possible Love.

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Dopo Burning (2018) Lee Chang-dong torna al cinema con Possible Love, una storia che intreccia due famiglie completamente opposte, quattro destini e un pezzo di storia coreana rimasto sepolto per un decennio. La pellicola, presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, ha come titolo uno degli episodi del Decalogo di Krzysztof Kieślowski, omaggio al regista polacco a cui Lee Chang-dong fa addirittura una dedica nei titoli di coda; ma non solo, perché tra i produttori del film figura anche Krzysztof Piesiewicz, storico sceneggiatore dello stesso Kieślowski. Nel cast, a formare le due coppie protagoniste, troviamo Sol Kyung-gu e Jeon Do-yeon, entrambi già diretti da Lee Chang-dong rispettivamente in Oasis e Secret Sunshine, e Jo In-sung e Cho Yeo-jeong.

La genesi del film

Una scena di Possible Love - ©Netflix

Possible Love è ispirato da un episodio reale, una ristrutturazione aziendale coreana che si concluse con un licenziamento collettivo di massa. “Circa il 40% dei lavoratori fu licenziato che per protesta diedero vita a un lungo sciopero, poi represso con durezza dalle forze dell'ordine”, ha raccontato Lee Chang-dong alla mini press veneziana, ripercorrendo la genesi del progetto e spiegando quanto quella vicenda avesse scosso lui e l’intera società coreana.

Non si trattava, ai suoi occhi, della crisi di una singola impresa: “pensai che non fosse la vicenda di una singola azienda, ma un punto di svolta destinato a cambiare il movimento operaio e la struttura economica del Paese”. Da lì nacque una prima sceneggiatura, poi abbandonata proprio a ridosso della produzione, perché al regista mancava la certezza che quella storia dovesse diventare un film drammatico e non un documentario. Il tempo, però, ha lavorato in favore del progetto più di quanto potesse fare allora: “sono passati molti anni, le condizioni del lavoro sono cambiate ancora di più e oggi viviamo un’epoca in cui il lavoro stesso sta scomparendo: il significato di quella storia è diventato quindi ancora più grande”.

È stata la co-sceneggiatrice Oh Jung-mi a offrire la chiave che mancava, proponendo di intrecciare la vicenda operaia a quella di una documentarista, intuizione che il regista ha riconosciuto immediatamente come propria.

Lo sguardo di Lee Chang-dong sulla realtà

Il tema del rapporto tra chi filma e chi viene filmato attraversa il film fin dalla sua struttura. Interrogato sul modo in cui la presenza della macchina da presa altera la realtà che intende documentare, Lee Chang-dong ha ammesso di considerarsi tra i registi più attenti a questo confine: “mi chiedo sempre a quale distanza debba stare la macchina da presa dalle persone e dalle vite che racconto, in quale posizione debba trovarsi: è un pensiero costante mentre giro”. Più che alla costruzione di un effetto sullo spettatore, il regista dice di guardare all'atteggiamento stesso della ripresa, a dove posizionare l'obiettivo e come restituire chi si trova davanti a esso: una domanda che, a suo dire, ha accompagnato ogni scelta di regia anche in questo film.

Kieślowski e il Decalogo

Il legame con la poetica del regista russo Krzysztof Kieślowski, a partire dal titolo, non è di certo passato inosservato. Lee Chang-dong ha raccontato però di aver ricevuto la proposta di partecipare al progetto legato al Decalogo mentre lavorava già alla sceneggiatura di Possible Love, e di averla accolta con entusiasmo per la propria ammirazione dichiarata verso l'opera del regista polacco: “Ho sempre amato Kieślowski, e in particolare il Decalogo, quindi ho accettato molto volentieri di partecipare al progetto.

L'unico scambio diretto con Piesiewicz però è avvenuto in videochiamata, il quale gli ha riferito che non c’era alcun bisogno di rifare uno degli episodi originali, ma che aveva una sola richiesta. “Come sapete, nei dieci episodi compare sempre un personaggio dotato di uno sguardo trascendente: gli sarebbe piaciuto che, in qualunque forma avessi preferito, anche il mio film ne contenesse qualcosa. Ho accettato volentieri. Da lì nascono lo sguardo del bambino – nel film è un personaggio con qualcosa di trascendente – e le telecamere di sorveglianza: lo sguardo trascendente che sperimentiamo ogni giorno nella vita quotidiana.

Una scena di Possible Love - ©Netflix

Due coppie a confronto

Sul piano delle relazioni tra i quattro personaggi, il racconto si fa più intimo; gli stessi interpreti hanno cercato di spiegarci un po’ la complessità.
Sol Kyung-gu, che interpreta Ho-seok, ha descritto il rapporto con la moglie Mi-ok come un equilibrio fragile tra sostegno reciproco e ferite inflitte l’uno all’altra, “per questo lo sguardo con cui Mi-ok guarda Ho-seok è inquieto: non sa mai da che parte lui possa saltare, e avverte questa insicurezza. Ho-seok, dal canto suo, porta un senso di colpa costante nei suoi confronti: più che una caratteristica scritta del personaggio, è lo stato d'animo con cui l'ho affrontato. Quanto all'altra coppia: il mio personaggio, dopo il licenziamento, ha un forte senso di colpa e il sentimento di essere uno sconfitto, con molti complessi di inferiorità. Trovandosi davanti a una coppia di una classe sociale completamente diversa, quella più alta, prova insieme la grandezza di quell'incontro e un senso di inferiorità che lo fa sprofondare ancora più in basso. È da lì che parte il suo rapporto con loro.

Jeon Do-yeon, nei panni di Mi-ok, ha scelto invece un approccio più asciutto a dinamiche che avrebbero potuto risultare macchinose: dietro il tentativo della donna di tenere insieme una parvenza di normalità familiare, l'attrice riconosce “molte ferite e molto dolore, un forte senso di incompiutezza e di insicurezza. Come moglie e come madre, Mi-ok fa di tutto per proteggere la famiglia e per farla sembrare una famiglia normale: vuole difendere i due uomini della sua vita e vuole che stiano meglio, con una volontà molto forte.

Nel rapporto con l’altra coppia, in particolare con Ye-ji, che Mi-ok trova inizialmente uno spiraglio, prima come alleata a cui affidare il proprio dolore nella speranza di aiutare il marito. “Quando incontra Ye-ji, vista da fuori sembra una bella amicizia, ma credo che Mi-ok avesse un suo obiettivo: voleva curare le ferite del marito e da sola non ci riusciva, così si appoggia a Ye-ji – raccontando davanti alla macchina da presa il proprio dolore, spera di portare Ho-seok in una direzione migliore. Credo che all'inizio si avvicini a lei in quella posizione, come chi vuole dare una mano.” Poi diventa specchio di un desiderio di libertà che la donna scopre di custodire dentro di sé solo nell'incontro con Sang-woo, “le sembra una specie di Steve Jobs, la figura che aveva sempre ammirato, qualcuno che sa tutto e che potrebbe risolvere ogni suo problema.

Jo In-sung, l’interprete di Ye-ji, si è approcciata al proprio personaggio a partire dalla scelta della donna di aver sposato un uomo economicamente solido come Sang-woo, definita “una scelta precisa compiuta da lei in quanto artista”.

È nel bisogno di ritrovare la propria identità attraverso un film che Ye-ji guarda a Ho-seok, a un’esistenza vissuta con un coraggio che lei non si è concessa, e nell'intesa tra Ho-seok e Mi-ok l’attrice individua la stabilità di un legame solidale a cui Ye-ji aspira e che, invece, nella vita non è riuscita a trovare. Sul fronte opposto, Cho Yeo-jeong, ovvero Sang-woo, ha costruito il personaggio come fosse l’incarnazione contemporanea del capitale, rifiutando l’immagine tradizionale del ricco: “ho pensato che non dovesse essere il ricco raccontato nel modo tipico o all’antica, ma una versione contemporanea del capitale e dei ricchi”, una figura gentile in apparenza e attraversata, dietro quel velo, da una grande paura.

Ritrovarsi dopo "Oasis" e "Secret Sunshine"

A chiudere l'incontro è stata la domanda sul ritrovarsi, dopo anni, degli attori con cui Lee Chang-dong aveva già lavorato in passato. Il regista ha ricordato la fatica di quelle collaborazioni precedenti, con Sol Kyung-gu in Peppermint Candy (2000) e Oasis (2002) e con Jeon Do-yeon in Secret Sunshine (2007), come una tensione che allora attraversava il rapporto sul set, quasi una lotta continua per ottenere qualcosa.

Il tempo ha cambiato quella dinamica: “Molti anni dopo ci siamo ritrovati a lavorare insieme; nel frattempo, fuori dai film, siamo stati vicini a lungo, come amici, quasi come fratelli, questa volta ho sentito che l’atmosfera tra noi era diversa, più morbida. Forse perché sono invecchiato, ma dentro di me anche quella voglia di combattere per ottenere qualcosa si è attenuata, e credo che lavorare sia stato più facile. Loro due magari non saranno d'accordo. ”, ha detto, attribuendo quindi il mutamento tanto al proprio invecchiamento quanto all'affievolirsi di quella urgenza combattiva. Ma ovviamente non sono mancate parola anche sull’insieme del cast, composto da quattro star di primissimo piano in Corea, “per qualunque regista non è facile lavorare con quattro star così. Hanno ciascuno una personalità forte e un'idea molto netta del proprio lavoro, quindi a volte le cose possono diventare scomode. Ma qui, prima ancora che io facessi qualcosa, tra loro quattro si era già creato un affiatamento tale da rendermi il lavoro molto semplice”.

Possible Love sarà su Netflix dal 6 Novembre.

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