Roma 2015 - Incontro con Todd Haynes: "Faccio sempre film sulla resistenza ai modelli d'identità"
Arrivato alla Festa del cinema per accompagnare Carol, Todd Haynes si è prestato anche ad un incontro con il pubblico nel quale ha sviscerato il suo cinema
L’incontro come sempre è stato puntellato da diverse clip
È possibile oggi essere un autore nel senso classico del termine lavorando all’interno del sistema degli studios hollywoodiani?
TODD HAYNES: Io mi considero un indipendente, non ho mai lavorato con uno studio di produzione, l'unica eccezione è stata la HBO per Mildred Pierce. I miei film sono molto diversi nello stile e spesso sperimentali narrativamente, ma riesco a realizzarli grazie a due fattori: gli attori che portano credibilità e boxoffice, cioè stabilità alla produzione, e poi la mia produttrice che mi supporta e combatte per me ogni volta.
TH: Sirk è stata un'influenza fondamentale per me, un cineasta a cui fui esposto negli anni '80 al college, nonchè uno degli ultimi autori americani ad essere rivalutato come tale, non era del giro di quelli adorati dai Cahiers du cinema. Un po' sono stati i critici donna degli anni '70 ad aiutarlo e poi ovviamente il lavoro di Rainer Werner Fassbinder. Ci sono molte maniere di parlare di Sirk e cosa sia davvero radicale del suo cinema e cosa abbia fatto con il “domestic melodrama”, io credo sapesse come usare il linguaggio artificiale per dire qualcosa di vero e quella dialettica è stata sempre qualcosa a cui anche io ho aspirato.
[CLIP da Velvet goldmine]
TH: Usare il linguaggio artificiale al cinema serve per descrivere la verità. Il periodo del glam rock fu un'era molto particolare, basata su un linguaggio artificiale e teatrale che veniva applicato al rock. Eppure quel linguaggio ha una storia che precede il glam, nasce con la queer literature e si trova in espressioni artistiche d’ogni tipo. Quindi ho solo preso quel che Bowie e quegli artisti già facevano, cioè creare un po' di fiction in quel che erano, per realizzare un universo parallelo rispetto a quello vero ma è incredibile quanto poi nel film io abbia seguito la vera storia di questi artisti.
Nell'incontro con la stampa estera ho chiesto a Todd se esista un tema ricorrente nei suoi film, ce lo puoi dire?
[CLIP da Safe]
Quando hai scritto questo film avevi avuto subito in mente Julianne Moore oppure c’è stato un lungo casting?
[CLIP da Io non sono qui]
Bob Dylan l'ha visto? L'avevi contattato prima di iniziare le riprese?
Sapeva che l'avresti girato così?
TH: Si ed era l'unica maniera in cui avrebbe detto di sì a qualcuno, non era interessato ad un biopic tradizionale.
TH: La ragione per la quale non si può rispondere a questa domanda è il fatto che si possono dare solo molteplici risposte, lui è una persona che ha definito gli anni ‘60 e che ne è stato definito ma ha rifiutato di rimanere fermo, ha rifiutato un'identità ad ogni passo, rigettandola. Ogni volta che arrivava un grande successo sentiva come una morsa, e doveva rispondere uccidendo il precedente Dylan.
Così questo Dylan che interpreta Cate Blanchett è quello del 1966, l'omicida del Dylan interpretato da Christian Bale, quello folk ortodosso che dice di avere la risposta a tutto mentre questo rifiuta di avere una risposta a qualsiasi cosa.
Cosa hai chiesto a Cate Blanchett? Di imitarlo e studiarlo o l'hai lasciata libera? Perché è stupefacente quanto lo ricordi
Questo Dylan qui è forse il più noto e lo shock di quel che le persone hanno visto all’epoca l'abbiamo dimenticato, quindi cercavo un elemento che potesse shockare anche noi, da cui l’idea di farlo interpretare ad una donna. C'è una strana androginia in quel periodo ma quando Cate l'ha visto l'ha centrato subito.
[CLIP da L'eclisse di Antonioni]
Ti abbiamo chiesto di scegliere una clip e hai voluto questa. Perchè Antonioni e perché proprio questo film?
Ami anche gli altri film di Antonioni?
TH: Si.
TH: È più che altro l'idea della mancanza di libertà di movimento che senti in questi film di Antonioni. Alla fine non somigliano a Carol ma la maniera in cui le scene sono giocate con la camera in anticipo e la maniera in cui lo spazio è definito sono così straordinarie e specifiche erano le stesse che io e Ed Lachman [il direttore della fotografia del film ndr] cercavamo.
[CLIP da La paura mangia l'anima di Fassbinder]
Non mi dire che questa scena non ha influenzato Lontano dal paradiso….
TH: Sirk fece un film nel ‘56 chiamato Secondo amore con Rock Hudson e Jane Wyman, era il film che preferiva tra i propri e uno degli esempi perfetti di melodramma hollywoodiano, la storia di un donna vecchia e vedova che incontra e si innamora di un giovane giardiniere. Quell'amore crea un panico, un panico sociale intorno a loro perchè trasgrediscono la morale del tempo, Fassbinder ha preso quell'idea e fatto questo film nel 1974 trasformandolo nella storia di una domestica vedova della working class che si innamora di un turco di colore più giovane di lei. È la storia più semplice del mondo ma come vedete anche in questa scena [quella in cui Alì la invita a ballare nel locale ndr], quel che accade al mondo intorno a loro sta tutto nell'aggressività degli sguardi che il loro amore si attira. Fassbinder era parte di una generazione di filmmakers politici di fine anni ‘60 e i suoi primi film erano film politici poi conobbe Douglas Sirk e la sua idea su quel che un film può fare cambiò. Disse che le storie più semplici erano le più vere ma in un linguaggio completamente diverso da Werner Herzog, Godard o gli altri della generazione post marxista. Quindi chiaramente questa tradizione di raccontare storie che diventano critiche sociali ma sono ambientate in mondi socialmente molto rigidi è qualcosa che mi ha influenzato e si vede spesso nel mio lavoro, da Safe a Lontano dal paradiso a Mildred pierce fino a Carol.
[CLIP da Breve incontro di David Lean]
Perché hai voluto la clip iniziale di questo film?
TH: Quel che accadde qui è che la coppia che ci pare stare nello sfondo si scopre essere quella protagonista, e non quella che stiamo seguendo nella scena. A quel punto passiamo da un'altra parte e realizziamo che il film sarà su di loro mentre all'inizio sono quasi delle comparse. Il film stabilisce il suo punto di vista in questa maniera così elegante. Quando ho letto la prima versione di Carol ho pensato che sarebbe stato molto bello stabilire la narrazione chiedendoci di chi sia la storia del film.
Tornerai a parlare della musica rock per chiudere una possibile trilogia?
TH: Non ho un piano per un film sul rock ma ho un progetto su Peggy Lee la grande jazzista di metà secolo che sto sviluppando con Reese Witherspoon, sarà una nuova esperienza per me e non vedo l'ora di buttarmici.