EXCL - Sydney Sibilia: "La banda di Smetto Quando Voglio è la nostra Suicide Squad"
Cosa è successo dopo il Smetto Quando Voglio? Quando ha scritto gli altri, che ci ha messo, da cosa è stato influenzato e cosa raccontano, alla fine?
Al momento in cui scriviamo ancora non è stata annunciata una data di uscita per Smetto Quando Voglio - Ad Honorem, tutti gli indizi lasciano credere che sarà nell’autunno del 2017 (sarebbe molto logico), anche se esiste la possibilità di aspettare un anno esatto. Probabile che la data definitiva sarà fissata dopo i primi dati sull’incasso di questo secondo capitolo (proprio di questo, delle aspettative di incasso, abbiamo parlato con il produttore dei 3 film).
CORRELATO: Smetto Quando Voglio – Masterclass, BadTaste.it sul set nel giorno dell’assalto al treno!
CORRELATO: Smetto Quando Voglio: Masterclass, Sydney Sibilia intervista per noi lo stunt coordinator!
CORRELATO: Matteo Rovere su Smetto Quando Voglio: “Girare due sequel insieme ci ha consentito di osare”
Come mai tirare dentro la polizia? Era praticamente fuori dal film originale, invece adesso ha un ruolo importante.
SS: Dipende tutto dal fatto che il secondo film non è ambientato dopo il primo ma dentro il primo. Se ti ricordi il primo finisce in carcere, con Pietro Zinni con un bambino in braccio che cerca un modo di rimanere in galera, che è un finale che non mi piaceva tanto perché mi dicevano tutti “Non c’è speranza”, che è vero ma non è quello che penso, mi è venuto così ma non avrei voluto in realtà. Quindi voglio rivederlo e dare speranza. Allora ho pensato di ambientare la storia prima che nasca quel bambino, e di farlo passando dalla parte della polizia. Le smart drugs sono in un vuoto giuridico, la polizia ha le mani legate ma possono agire tramite una banda. Praticamente diventano la Suicide Squad, criminali che fanno quel che la polizia non può fare e la loro motivazione è una fedina penale pulita.
Ma non c’è solo la polizia in più. Quando sono andato in giro con il film all’estero, tipo a Reykjavik dove ho vinto un festival e da lì ci hanno chiamato tutti i festival in giro per il mondo, ho trovato un sacco di ricercatori italiani che mi raccontavano le loro storie, così ho pensato di prendere i nuovi membri della banda tra i cervelli in fuga, come sempre con un abbinamento di competenze specifiche e fedina sporca.
SS: È la storia della fatica di essere intelligenti. Perchè non sei gratificato, nessuno ti aiuta e finisci nei guai. Eppure sai anche fare tante cose, provi ad uscirne e se c’è da salvare il mondo lo fai. Quel che mi piaceva scrivere era la fusione, schiacciare la commedia tradizionale italiana.
Credi che una parte del successo del film sia dovuto al fatto che celebra le persone intelligenti come fossero eroi e tutti pensano di essere intelligenti?
Mi hanno detto che tu hai tutta una tua classifica dei grandi villain del cinema italiano è vero?
SS: AHAHAHAHA sì l’ho tirata fuori quando parlavo con Luigi Lo Cascio del suo ruolo, del fatto che sarebbe stato il nostro villain, e quanto sia strano un villain in una commedia, allora ho fatto la classifica. Chi c’è in cima secondo te?
SS: Bravo, esatto. Quella è l’idea. Però per me è un altro, è il geometra Calboni. Perché lui è proprio la nemesi del protagonista, sta con la signorina Silvani, che è quello cui Fantozzi aspira, ha una risata cattiva, è mellifluo, lo chiama Pucettone, lo sfrutta... Forse un giorno scriverò un personaggio così bello… Anzi no, è inarrivabile.
La cosa strana è che il tuo villain, Luigi Lo Cascio, si rifà a tutta un’altra tradizione invece...
Non è difficile vedere nel tuo film e in qualche altro esempio come il più clamoroso di tutti, Lo Chiamavano Jeeg Robot, qualcosa in comune, un modo di intendere il cinema diverso dal solito. Tu la vedi così?
Proprio riguardo questo, nel secondo e terzo film hai aggiustato cose che dopo l’uscita del primo film hai capito che funzionano di più? Ad esempio Stefano Fresi ha avuto un’esplosione dopo l’uscita del film ed è stato uno di quelli che ne sono usciti meglio.
SS: No in realtà no. La banda rimane equilibrata, nessuno ha un ruolo predominante, sono tutti equilibrati, non è un film di sottostorie ma uno di banda.
SS: C’è solo una scena che avevo scartato dalla seconda stesura, era una cosa con due gemelli abruzzesi di 50 anni che Pietro beccava in cella. Forse tornerà nel terzo ma non so se poi mi piace davvero, quindi forse la ritaglio di nuovo. Per il resto tutto è stato inventato dopo l’uscita del primo film ma fatto apposta per sembrare che l’avessimo pensato fin dall’inizio.
Insomma alla fine sono 3 film diversi ma il senso ce l’hai solo se li vedi tutti insieme. E il senso è “il futuro non è scritto quindi scrivetevelo voi e scrivetevelo buono”, come Ritorno al Futuro.
L’idea di questo film, l’hai detto tu, ti è venuta anni e anni fa, perché ti piacevano Breaking Bad e Big Bang Theory, invece ora?
Invece del cinema italiano cosa ti piace?
SS: Mi piace molto il cinema italiano, mi piace Buongiorno Papà, Noi e la Giulia, insomma i film di Edoardo, ma anche Gli Ultimi Saranno gli Ultimi, proprio un bel film, ovviamente mi piace Jeeg Robot! È stupendo, sono impazzito, ma in generale sono un fan del cinema italiano e mi dispiace solo quando è pigro e poco ambizioso perché fa male al cinema tutto. Cioè abbiamo audiovisivo ovunque, su iPad e in tv e il cinema deve essere più “esclusivo”, credo che la gente scelga il cinema per prodotti cinematografici, se puzza di altro linguaggio magari aspetta Sky anche se è un bel film. Perfetti Sconosciuti per esempio non è spettacolare ma perfettamente cinematografico, non ci si potrebbe fare una serie, è libero ed è cinema. Ma anche film complicati come The Revenant lo sono.
Gli americani rispondono a questo problema con i soldi, con film immensi tipo Iron Man, che non potresti fare con i soldi della tv, guarda Stranger Things è fico ma il mostro fa schifo! Tuttavia ci stai perché paghi solo 8€/mese.
SS: In realtà per me è stato il contrario, io quando finisco di scrivere penso che lo capiamo solo in Italia e invece no. In Cina! A Shanghai! Tutte sale strapiene e tutti ridono. L’università di Milwaukee ha tagliato i fondi e allora mi hanno chiesto di andare lì a presentare il film, e io ci sono andato con il mio zainetto non sapendo che avrei fatto nel midwest che poi è bellissimo, la provincia vera, io sono di Salerno e penso di essere provinciale poi vado a Milwaukee... Ma insomma gli è piaciuto e gli faceva ridere tantissimo, anche se c’è un umorismo di situazione cui non sono troppo abituati ma gli piace anche se per loro è tipo “cinema d’essai”. Sono stato a Guadalahara in Messico, che ha dei cinema bellissimi, la città della tequila e dei mariachi dove risiedono i narcos e quindi è tutto in pace, e anche lì ridevano!
