Agata Christian, la recensione: il giallo sulle nevi che rilancia De Sica
Tra giallo e commedia, Agata Christian – Delitto sulle nevi rilancia Christian De Sica in un divertissement corale tra mistero, tipi fissi e risate.
Sarà per quella locandina e quel design che “minacciavano” di strizzare l’occhio a Knives Out, o per la rischiosissima coralità del cast, ma Agata Christian – Delitto sulle nevi di Eros Puglielli aveva tutta l’aria di un disastro annunciato.
Tutta o quasi, perché è sempre più vistosa la nuova giovinezza di Christian De Sica che, come un Benjamin Button ai tempi dello streaming, dei flussi e dei “ripescaggi” social, sta trovando nuovo lustro negli ultimi anni, tanto nella commedia da sala quanto nel cinema di piattaforma.
De Sica detective: chi è davvero Christian Agata?
Stavolta De Sica è il misantropo criminologo Christian Agata, uno di quegli idoli della tv fatti di rancore e cinismo. D’altronde di mestiere scova assassini e il sangue freddo è la sua arma migliore.
Quando però viene invitato dalla famiglia Gulman – capi dell’omonima azienda ludica – a fare da testimonial per il rilancio del loro storico gioco da tavolo Crime Castle, si ritrova coinvolto in un giallo strampalato tra i monti innevati della Valle d’Aosta.
A casa Gulman trova il suo Watson nel brigadiere scelto ( “male”, aggiunge il detective Agata ) Gianni Cuozzo di Lillo; altra nuova-vecchia macchietta riscoperta dai tempi di LOL.
Dopo alcune apparizioni poco incisive (Il baracchino, Tutta colpa del Rock), Lillo ritrova qui la sua dimensione ideale: spazi, tempi e sciagure indispensabili per un artista che della goffaggine ha fatto una fortuna.
Eros Puglielli e la scelta intelligente di non prendersi sul serio
Una buona fetta di merito va attribuita a Eros Puglielli, che lavora a un divertissement lucido e pragmatico.
Niente psicologie forzate o velleità autoriali: i personaggi rinunciano alla profondità per diventare tipi fissi, maschere che non vogliono comunicare altro oltre la prima impressione.
In Agata Christian ognuno è esattamente ciò che appare:
Maccio Capatonda è il tonto figlio di papà, Alice Pagani la “pecora nera” dagli slanci ecologisti, Tony Effe lo youtuber che sogna il successo milionario.
Figure da gioco di ruolo, decise a tavolino, coerenti con se stesse fino in fondo. Più che un delitto sulle nevi, il film diventa così la messa alla prova dell’ultimo gioco Gulman.
Più che un giallo, una commedia che punta dritto alla risata
Il film avrà anche poca presa sulla realtà, ma centra forse l’unico obiettivo che si era prefissato: far ridere sfruttando al meglio i suoi personaggi.
Una commedia onesta, che arriva a dama senza bluff.
Non era facile dirigere un film di dialoghi con una coralità così imponente senza togliere spazio a nessuno.
Puglielli supera la prova muovendosi a partire da due certezze: Lillo Petrolo e Christian De Sica. Maccio Capatonda, per talento e genio, resta forse sottoutilizzato, ma il meccanismo complessivo regge.
Forse non c’è la misura dell’ensemble di Paolo Genovese – e il film non aspira ad averla – ma Agata Christian – Delitto sulle nevi riparte con furbizia dalle trovate meglio riuscite di Cortina Express.
Lì De Sica e Lillo erano una coppia scapestrata in vacanza natalizia; qui diventano detective alle prese con un giallo familiare.
Con l’ottima spalla comica di Paolo Calabresi, commedia e mistero prendono quota insieme.
Ogni indizio trova la sua funzione e l’epilogo sulle note di Shine On suona come un omaggio a Natale a Rio e ai vecchi fasti del cinepanettone, rivisti con la consapevolezza di oggi.