American Horror Story 1x11, "Birth": il commento
Tutti i nodi, prima o poi, vengono al pettine. Se non fosse riduttivo, “Birth” si potrebbe descrivere così...
L'inizio ci fa tornare al 1984 e serve a spiegarci come mai Tate fosse così ansioso di aiutare Nora. Sulla nostra linea temporale, Ben decide di andare a prendere Vivien all’ospedale per poi andare in Florida e vuole portarci Violet. Violet, però, sa benissimo di non poter lasciare la casa e decide di dirgli come stanno le cose. Ben fa la cosa più naturale del mondo e conclude che la figlia è drogata. Potete biasimarlo? Gli arredatori più in di L.A. decidono di adottare i gemelli di Vivien uccidendoli quando raggiungeranno l’anno e mezzo di età in modo da lasciarli adorabili per sempre. Il che mi fa venir voglia di chiedermi: ma con l’andare del tempo ai bambini cambierà la voce o, per lo meno, impareranno a esprimersi correttamente? Perché se così fosse fra cinquant’anni avremo spiriti con l’aspetto di un bimbo che parlano di filosofia con voce rauca e profonda. Un po’ come il pupo di “Chi ha incastrato Roger Rabbit”. Sarebbe fantastico. Ad ogni modo; Violet tenta di tutto per impedirglielo, Constance pure, Tate anche, Nora è più determinata che mai e via così di seguito. La casa è piena di spiriti reazionari. Nessuno riesce nel suo intento ma i due decidono comunque di non adottare. Violet fa anche un tentativo patetico di esorcismo nativo americano ma su questo sorvolerei. Vivien mette al mondo i suoi bambini che vengono portati via da Nora e Constance. Ben resta da solo. Moira si commuove guardando il nipote di Constance. A Violet vengono confessati i segreti più oscuri di Tate e la ragazza renderà la madre, di nuovo con lei, fiera.