Amici Come Prima, la recensione
Un ricco e un uomo travestito per necessità contro il mondo delle donne, Amici Come Prima è il film più sincero della coppia
Christian De Sica è Cesare Proietti (come in quasi tutti i film comici a cui ha partecipato) e Massimo Boldi è Massimo Colombo, proprietario della catena di alberghi per cui il primo lavora, un anziano imprenditore manipolato dalla figlia. Licenziato come direttore d’hotel, Cesare non troverà nuovi lavori abbastanza remunerativi da consentirgli di sponsorizzare la carriera da musicista del figlio e accontentare le esigenze di status della moglie, così, scoperto che i Colombo cercano una badante per Massimo e sono disposti a strapagarla, si traveste da donna per esigenza.
Certo Amici Come Prima non è un capolavoro del genere e alla lunga mostra un po’ la corda (il 50% delle gag è costituito come sempre da Christian De Sica che di colpo spara un insulto con voce da uomo e calata romana, un’arte che negli anni ha fatto sua ma che nasce da Alberto Sordi), tuttavia per la prima volta i due sono presi in una commedia amara che ha moltissime cose da dire ed è messa in scena per bene! Con addirittura scelte un po’ audaci e qualche concessione rischiosa, frutto dell'apporto tecnico in fase di regia di Brando De Sica (non accreditato). Alla fine esce un ritratto molto vario e complesso dei rapporti maschili, mentre quelli con le donne sono tutti terribili e infernali. Alla fine è davvero difficile non sviluppare un affetto vero per questi due protagonisti e la loro impresa, un po’ nello stile (voluto e cercato) di Quasi Amici.
Nonostante la grande sorpresa è indubbio che il repertorio comico sia bene o male sempre quello e che non abbia grandissime idee di commedia, ma più un tono e una visione del mondo accattivanti. Tuttavia va rimarcato che di tanto in tanto spuntano dei momenti di umorismo davvero sorprendenti per un film Boldi/De Sica, come l’attimo di totale demenzialità nipponica in cui Boldi, serissimo e con aria grave, medita sul futuro fino a che, come se avesse un’epifania, da solo in una stanza immensa davanti a un televisore gigante applaude lentamente e seriamente a quello che sta vendendo: un cartone della Pimpa.