Attack the Block - la recensione
Tra l'abilità del primo Spielberg e il rigore di uno Spike Lee, il nuovo talento inglese Joe Cornish si muove come un maestro...
Passato già ovunque, uscito in quasi tutti i paesi tranne il nostro (eppure la Filmauro ne ha acquistato i diritti di distribuzione), Attack the block è stato incensato da tutti come uno dei migliori film della stagione. Di certo il più sincero e immediato. Con pochissime velleità intellettuali, una metafora chiara e sbattuta in faccia fin dall'inizio (la violenza che provochi ha delle conseguenze, e nei posti come South London non ci sono sconti di pena per nessuno), tanto divertimento e una coscienza di ferro, Joe Cornish confeziona un debutto da urlo (sia come regista che come sceneggiatore).
L'abilità che Cornish ha di fondere l'intrattenimento più leggero con la morte più drammatica, i personaggi più divertenti e amabili (del resto quando hai Nick Frost come guest star...) con i retroscena più sconfortanti, è da manuale.
Attack the block si giostra tutto sulla gestione di questi diversi registri, sul passaggio di tono in tono, sull'alternarsi della leggerezza del cinema d'avventura con l'onestà di quello più impegnato. Come se Zemeckis fosse andato a scuola in un liceo del Bronx, perdendo ogni fiducia nella giustizia, nelle forze dell'ordine e anche nella fortuna, ma mantenendola nei confronti dei ragazzi.
Attack the block insomma riesce nell'impresa dei migliori film (a prescindere dal genere cui appartengono), catturare la vitalità dei propri personaggi e gestirla lungo tutto un racconto.