Bene Ma Non Benissimo, la recensione
L'esordio alla regia di Francesco Mandelli è il meno prevedibile possibile. Bene Ma Non Benissimo non può dirsi riuscito ma ha più di un pregio
Sono tutti pregi che però il film nasconde benissimo sotto una spessa coltre fatta di recitazione amatoriale, scarso gusto per le immagini e svolgimenti banali.
Innanzitutto la protagonista, Francesca Giordano, dotata di un carattere che esce dalla scrittura e si ritrova nella maniera in cui si muove e parla. Forse “recitare” è una parola esagerata ma di certo la sua presenza sullo schermo è calamitante e molto diversa dalla media, fiera, interessante. Arrivata da un paese di provincia a Torino, in una nuova scuola trova solo persone molto diverse da lei e con il suo fare estroverso impone ad un altro outsider come lei (muto e timido) di legare. Così avviene. Lui è di famiglia ricca e questo sarà al centro dei problemi che porteranno senza sorprese al terzo atto (come se davvero non ci fosse stato tempo o voglia di creare un intreccio un minimo più originale). Ma il punto è che se il film ravana nel consueto senza troppa vivacità, Francesca Giordano ha un gran personaggio e il film riesce a farne il miglior uso possibile.
Intorno a lei si muovono ottimi attori adulti (Gioele Dix sta diventando praticamente Gino Cervi con i capelli di Vittorio De Sica) e un disastro di amatorialità per quanto riguarda i coetanei, lo stesso però con la forza di Francesca Giordano Bene ma non Benissimo raggiunge una piccola tenerezza convincente. Certo il film è un’operetta con scarse ambizioni, molti problemi e un’elementare realizzazione ma è evidente che non si rassegna alla sua stessa banalità e si batte per mostrare una personalità all’altezza di quella che la protagonista merita.