Carnage - la recensione
[Venezia 2011] Molto parlata, molto ben scritta e interpretata, la commedia che Polanski ha girato per parlare di quel che gli è successo non va più in là della sua base teatrale...
Roman Polanski un film tutto in una casa già l'aveva fatto, anch'esso tratto da un'opera per il teatro: si chiama La morte e la fanciulla ed è bellissimo. Se poi proprio vogliamo essere precisi anche Rosemary's Baby è tutto fondato sulle architetture e gli spazi stretti della casa abitata dalla coppia protagonista, per non dire di Repulsione che rende la clausura imposta dalle mura domestiche il centro del film. Dunque che Carnage sia tutto ambientato in una casa (più relativo pianerottolo) non è nulla di nuovo, anzi subisce un confronto in giusto con gli altri film.
Ancora di più Roman Polanski usa il cinema per lavare i suoi panni. Il film parla palesemente del suo "caso" raccontando di un colpevole e una vittima e mettendo in scena l'impossibilità di giudicare, la difficoltà di assegnare pene e forse l'inutilità di tutto questo.
E non arriva purtroppo il cinema a salvare il regista. Nonostante una sceneggiatura (che è dell'autrice teatrale Yasmina Reza ma rimaneggiata da Polanski stesso) ricca di ironia, umorismo realmente divertente e qualche guizzo e nonostante quattro interpreti fuori dal normale, presi con un capolavoro di casting (che idea John C. Reilly in un ruolo e un film simile! Perfetto), lo stesso Carnage fa il suo lavoro lontanissimo dal cinema. Anche la recitazione dei quattro, straordinaria, è quel che di più lontano si può immaginare dalle opere per il grande schermo.