Catherine - tra abbracci e incubi
Catherine eccelle nella sua capacità di inserire un gameplay tutto sommato riuscito, in una vicenda angosciosa e profonda che avrebbe potuto essere raccontanta da un anime classico.

“Rara avis in terris nigroque simillima cygno”
Giovenale
Secondo alcune speculazioni filosofiche (e più recentemente anche economico - politiche) ciò che diamo normalmente per scontato, scontato non è quasi mai. La frase “tutti i cigni sono bianchi”, per esempio, è stata vera per almeno quattro millenni, finché, intorno agli anni zero del novecento, un gruppo di esploratori britannici ha scoperto il Chenopis Atrata, un pennuto della famiglia dei cigni, totalmente nero che vive nei fiumi australiani e neozelandesi. Nei giochi funziona più o meno allo stesso modo; in mezzo allo strapotere economico dei vari Call of Duty, Fifa e GTA si nascondono piccole/grandi sorprese, capaci da sole di farci riscoprire il lato più nascosto del gaming, quello in cui l’interattività diventa un modo ulteriore per sperimentare nuove forme di comunicazione emotiva.
Meno male che ci sono gli amici di sempre, quelli con cui condividere una bevuta al bar e qualche parola in libertà sulle donne, il futuro e l’amicizia.
Peccato però che nei bar, una bevuta di troppo a volte è sufficiente a far cedere anche il più cauto degli uomini. Soprattutto quando ci si mette di mezzo una bionda vestita con un microabito bianco e un viso da bambina.
Catherine è un sogno o realtà? Una fantasia malata o una ragazza vera e reale con cui costruire un rapporto se non migliore, quantomeno diverso?
Dal punto di vista ludico, Catherine si divide in due macrosezioni principali, corrispondenti (a grandi linee) al mondo reale e a quello onirico. Durante il giorno controlleremo Vincent nelle sue attività quotidiane, soprattutto quelle legate alle uscite con gli amici presso il bar straight sheep. Il locale funge sostanzialmente da hub del gioco, qui potremo parlare con gli altri avventori, discutere con i nostri amici e ricevere sms sul cellulare. Questa componente quasi da ren’ai (i simulatori d’appuntamento giapponesi), inizialmente sembra solo poco più che un intermezzo fra un incubo e l’altro in realtà, tutte le piccole scelte che faremo nei dialoghi, ogni linea di testo che scegliamo di pronunciare e ogni SMS che inviamo contribuiscono in maniera sostanziale all’evoluzione della trama, permettendoci in primis di capire meglio la vicenda e secondariamente definiranno (una volta messe insieme tutte le tessere del puzzle) il finale del gioco. Senza voler svelare nulla, vi diciamo solo che Catherine mette a disposizione del giocatore otto conclusioni diverse, ognuna con le sua specifiche conseguenze.
Quando passiamo al mondo “dei sogni”, invece, il gameplay cambia completamente, diventando uno strano misto fra un rompicapo e un action. Gli incubi che attraverseremo, infatti, sono strutturati come una specie di cattedrale mostruosa, da cui dobbiamo tentare di fuggire, raggiungendone la cima. Ogni livello è, sostanzialmente, un puzzle ambientale in cui, nei panni di Vincent, dovremo arrampicarci su un muro composto da cubi che potremo spostare (o a volte addirittura distruggere) in modo tale da costruire un sentiero verso la salvezza. Facile da dire, ma molto meno da fare. Il muro, oltre a perdere pezzi man mano che il tempo passa è una struttura complessissima fatta di trappole, passaggi nascosti e altre amenità.
Presi separatamente entrambi gli elementi su cui si basa Catherine sembrano essere piuttosto deboli: alla fine il gioco si riduce a un simulatore d’appuntamenti con una componente puzzle. Not a big deal, direbbero gli americani.
Ma, per riprendere la metafora iniziale, è qui che entra in gioco il cigno nero.
Catherine si rivolge ai giocatori veri, quelli che dieci anni fa morivano dietro all’import orientale e oggi guardano ancora al Paese del Sol Levante come una miniera piena di prodotti particolari e forieri di nuove idee.
Il gioco di Atlus non è perfetto, come tutte le pietre preziose ha qualche difetto più o meno nascosto, tuttavia negli ultimi anni raramente abbiamo visto titoli cosi impegnati nel tentativo di dare qualcosa in più al giocatore, così desiderosi di esplorare territori nuovi, così freschi.
Non scegliete fra Catherine e Katherine, lasciate che siano a loro a scegliere voi. Non ve ne pentirete.