CHiPs, la recensione
Con pochissima felicità creativa, molta voglia di copiare e poca capacità di farlo bene CHiPs vorrebbe essere divertente e invece è solo molto imbarazzante
Che l’adattamento di CHiPs non potesse che essere comico era prevedibile, ma Dax Shepard dirige, sceneggia e interpreta un film completamente fuori misura, che nel suo desiderio di essere “di più” degli altri film sul genere riesce solo ad essere “di meno”. Shepard i tre ruoli li aveva già ricoperti in Hit & Run (anche lì con la moglie Kristen Bell, come qui) e stavolta lo fa per organizzare uno spettacolo grandioso, fatto di inseguimenti, molti stunt in moto (uno dei due poliziotti è un ex motociclista estremo pieno di fratture) ed esplosioni. Sembra il manuale di come si fanno commedie oggi, solo che manca l’humor e a ruota tutto il resto suona stonato. Anche l'uso di Vincent D'Onofrio come grande e grosso cattivo è tra i più grandi sprechi di carisma che si ricordino.
CHiPs è dunque un fallimento su tutta la linea, perché non riesce ad imitare i suoi modelli più illustri (21 Jump Street, Scemo e Più Scemo), non riesce a mescolare azione e commedia davvero (le parti action sono risibili e nemmeno autoironiche), non riesce ad alzare l’asticella di cosa possa essere mostrato per fini umoristici (abbiamo riso di peggio) ed infine tocca un lido involontariamente fastidioso. Infatti tutto lo scherzare e il ridere sull’omofobia, sull’imbarazzo della sessualità maschile, sul mettere i maschi a confronto con le proprie ritrosie come già faceva Superbad o, di nuovo, i Farrelly, è talmente gestito male e talmente goffo da risultare fastidioso. Quell’equilibrio particolare in cui ironia e autoironia si toccano, in cui si riesce non a ridere delle vittime dello scherzo ma di chi quello scherzo lo sta perpetrando (per quanto è scemo) è purtroppo lontanissimo e nella stessa maniera delle battute fatte male, anche questo film si presta solo ad evidenziare la scempiaggine di chi lo ha fatto.