Cloud Atlas, la recensione [2]
Il film di fantascienza più costoso della storia del cinema tedesco, corredato da star americane, diretto da Tykwer e dai Wachowsky. Un pasticcione tempestato dalle migliori intenzioni
Leggi la prima recensione, scritta da Andrea d'Addio
Pensato per essere una film corale molto moderno, in cui i diversi personaggi non sono uniti da una contingenza (tutti in un medesimo luogo) ma vivono e agiscono in contesti differenti pur stringendo un legame particolare che crea un unico filo tra le diverse trame, sia in termini di racconto che in termini di senso, Cloud Atlas spinge quest'idea in avanti e basandosi sull'omonimo libro racconta 6 storie che si svolgono in epoche diverse (3 nel passato, una nel presente, 2 nel futuro), in cui i medesimi attori interpretano personaggi differenti (di storia in storia scambiandosi il peso dei rispettivi ruoli) coinvolti in momenti di lotta per la liberazione.
Il risultato come si può facilmente temere è un pasticcione grosso, all'insegna dell'apologia della rivolluzione, benedetto da una qualità visiva straordinaria e da alcuni momenti di cinema di grande respiro (più che altro merito dei Wachowsky, responsabili del segmento nell'800 e dei due futuri), capace di osare e immaginare davvero, ma poi fiaccato di continuo dall'incapacità di amalgamare le storie (il cui racconto si alterna di continuo, con un ritmo e un montaggio che non salta di scena in scena ma di momento significativo in momento significativo, alle volte rimanendo con una storia anche solo pochi secondi).