Dall'alto di una fredda torre, la recensione
Tutto quello che meno si sopporta del cinema italiano frena Dall'alto di una fredda torre, film con buoni dialoghi e ottimi attori
La recensione di Dall'alto di una fredda torre, il film con Edoardo Pesce e Anna Bonaiuto in uscita il 13 giugno
È la storia di due figli adulti e irrisolti, fratello e sorella, a cui viene comunicato che lo strano male che ha colpito i loro genitori contemporaneamente è mortale. Per salvarli occorre un trapianto di midollo, e occorre così in fretta che devono donare loro due, non c’è tempo per cercare altri donatori. Purtroppo uno dei due, fatti gli esami, non può fare da donatore e l’altra non può donare per due, solo per uno. Devono decidere quindi quale genitore salvare e quale lasciare morire.
L’intreccio è ottimo e anche la maniera in cui è portato avanti, svolto, spiegato e, a un certo punto, stretto è impeccabile. Il problema del film che Francesco Frangipane ha tratto da questa sceneggiatura, è che in tutte le scene in cui non viene portata avanti la trama, quelle di interludio, di discussione, di atmosfera o anche solo di decompressione, il film si perde in un repertorio abusato (e stucchevole) di urla verso l’orizzonte, scatti isterici, cavalli che fuggono, botte tra fratelli per frustrazione e dialoghi fatti senza guardarsi. È il catalogo delle scene intense da cinema italiano, scritte senza impegno, girate con ancor meno voglia di fare cinema. È un repertorio non solo così frequente e risaputo da non voler dire niente, ma privo di una vera intensità anche quando era una novità (decenni fa).