Dark Shadows, la recensione
Divertente, carino e con più di un'idea visiva sorprendente. Tim Burton applica tutto il proprio stile ma oltre quello non c'è niente. Questa volta c'è solo il gotico e non quello che dovrebbe significare
Questa volta Tim Burton gioca in difesa (che sarebbe il minore dei problemi, non è certo l’unico a farlo) e alla storia dell’omonima serie tv andata in onda alla fine degli anni ‘60 sovrappone quella parte molto nota del proprio immaginario di riferimento fatto di guglie, alberi spogli dai rami tetri, pallore e capigliature emo. In questo senso Dark Shadows è un riconoscibile film di Burton (non come Il pianeta delle scimmie o Alice), capace anche di avere dei guizzi di inventiva visiva e trovate di comicità spensierata.
Il problema semmai è che in Dark Shadows c’è solo quest’immaginario e non il senso che dovrebbe sottendere o le idee che dovrebbe veicolare. Quelle immagini scatenano ricordi del Burton migliore ma rimangono solo immagini, non suggeriscono nulla.
Ciò che rendeva grandi i suoi migliori film non erano gli abiti neri di pelle, i castelli gotici o la nebbia nei boschi tetri, quanto ciò che tutto quest’immaginario rappresentava, ovvero la lotta contro la dittatura di un pensiero e uno stile di vita omologato color pastello e dal pratino tagliato, che schiaccia l’individualità ed emargina la diversità invece che coltivarla come valore. Non erano le mani a forma di forbice a rendere romantico Edward ma il fatto che la sua diversità lo allontanasse dal mondo che abita, il quale gli chiede di conformarsi pena dargli la caccia coi torcioni e incolparlo di qualsiasi cosa impedendogli d’amare ed essere amato.
In Dark Shadows non c’è nulla di tutto ciò. E’ la storia di un potente che si scontra con un altro potente, di un’anima in pena che ha tutto (sesso e amore) ma deve operare una scelta. Mettere in controluce l’idea di una ricerca di normalità da parte del vampiro e della sofferenza di due amanti che appartengono a mondi diversi non serve a molto se poi il film si concentra su altro.
Tim Burton è stato in grado di girare un grande blockbuster e parteggiare per il Joker sfigurato e poi farne un seguito e parteggiare per il Pinguino gobbo che vive nelle fogne, perchè la storia li condanna a cattivi ma il mondo che li ha generati è lo stesso che li ha schifati a prescindere per come appaiono e così davvero non sono molto diversi da quell’altro col costume che dà il nome alla serie di fumetti.