Devil's Knot, la recensione
Un paradossale legal thriller tratto da una storia vera, che si sporca le mani con il peggio della provincia centroamericana. Tra Un gelido inverno e Prisoners
Si respira l'aria migliore, quella di Prisoners, in Devil's Knot, solo che invece che volare su storie inventate e personaggi paradigmatici, potendosi permettere il lusso di inventare una trama spiazzante e funzionale alle proprie idee, Atom Egoyan racconta un fatto vero, la vera inchiesta seguita al ritrovamento di una serie di cadaveri di bambini.
Il lavoro di Egoyan infatti non è la classica discesa nel fango per comprendere al meglio il male, è più uno sguardo dall'alto, senza sporcarsi le mani ma con la curiosità dell'entomologo: cercare realmente di capire cosa succeda in situazioni simili. Attraverso il personaggio di Colin Firth capire i perchè e se non altro fare lo sforzo di battersi per l'impossibile obiettivo di trovare un senso nel caos degli eventi.
Il vero dettaglio che distingue il film però è come nel passare attraverso la palude delle assurdità che hanno tempestato la vera storia, Devil's Knot ha la freddezza necessaria a non girare mai lo sguardo di fronte alle maggiori asperità, alla violenza più turpe e ai dettagli macabri.