Diario Di Una Schiappa: Portatemi A Casa, la recensione
Al quarto film Diario Di Una Schiappa resetta il cast per mantenerlo coerente con le età dei personaggi e centra di nuovo la miglior commedia per ragazzi
Quel che davvero non è cambiato invece è lo stile e la scrittura dei film, godibilissimi e realizzati con la consulenze dell’autore dei romanzi Jeff Kinney.
Il modello di Portatemi A Casa è chiaramente National Lampoon’s Vacation (riportato sullo schermo recentemente da Come Ti Rovino Le Vacanze), il grande viaggio familiare in cui tutto quel che può andare storto lo farà e in cui arrivare alla meta ad un certo punto diventa un obiettivo quasi impossibile, un imperativo che unisce la famiglia dopo che il viaggio sembra averla separata, uno sforzo per realizzare il quale i 4 protagonisti dovranno passare per la propria distruzione, sporchi, infangati, disperati e mezzi morti. Rispetto a quel classico, Diario Di Una Schiappa cambia il protagonista (non più il padre, inadeguato e scemo, ma il figlio di mezzo) e rimette in sesto l’umorismo puntando sulle difficoltà di un ragazzino che cerca di dare una sterzata al viaggio per arrivare alla grande convention di fumetti e videogiochi in cui potrà, forse, liberarsi dello stigma affibbiatogli dalla rete.
All’inizio della storia infatti Greg viene filmato in un momento imbarazzante e quel filmato diventa immediatamente virale in rete. Inarrestabile il video rovina la sua vita. Se questo fosse accaduto in un film italiano puntuale sarebbe arrivata una dura condanna del fatto che nessuno fa nulla per arginare questi fenomeni e subito le istituzioni sarebbero state tirate in ballo e criticate, il film avrebbe consolato la vittima e mostrato la sofferenza che questi eventi causano. In un film americano invece il protagonista ha un’idea per oscurare quel video online (girarne uno ancora più virale da cui però esca bene) e si danna l’anima per raggiungere il suo scopo.