Dolceroma, la recensione
Grottesco, iperbolico, esagerato e terribilmente vitale il produttore di Barbareschi tiene in vita tutto Dolceroma, che poi si sgonfia quando non è in scena lui
Dopo un inizio fulminante, pienamente nella tradizione dei film sul fare film deformato dalla lente del grottesco e dell’eccesso, Dolceroma infatti si spegne un po’ assieme al suo vero protagonista, non lo sceneggiatore di Lorenzo Richelmy disperato e in cerca di qualcuno che gli produca il film ma il produttore di Luca Barbareschi, ricchissimo e affermato che decide di esercitare il suo potere su questo sceneggiatore, imporgli un’attrice e un regista, peggiorando tutto, svilendo tutto e trascinandolo nel dorato e squallido mondo della produzione romana.
Ed è innegabile che ci sia Luca Barbareschi al centro di tutto questo. Non solo il suo personaggio, ma proprio la sua presenza. Il produttore spietato, fanfarone, ignorante, capace di sopravvivere a tutto, di adattarsi a tutto, incrollabile, insuperabile in conversazione, infaticabile, impossibile da prendere come modello di riferimento è un gioiello filmico a partire dal look fino all’ultima delle espressioni. Ogni altro attore entri nell’orbita di Barbareschi riceve una spinta che lo fa girare a velocità doppia rispetto alle scene in cui manca. Capace di fare il vero lavoro di un attore, cioè lavorare su sensazioni e impressioni anche contrastanti per dargli una forma riconoscibile da tutti, Barbareschi ha qui l’occasione di unire il duro e il tenero, il pietoso e il grandioso, diventando il simbolo della visione che Dolceroma ha dell’industria. È un po’ Pietro Valsecchi un po’ Gianluca Vacchi, ricco in maniere insensate e avverso ad ogni forma di approfondimento, fiducioso nel solo intuito, grandioso ed energico ma anche pietoso e piccino, ci sono un milione di aggettivi che si potrebbero usare per descriverlo, molti di senso opposto ma Barbareschi li fa convivere e anche di più: gli dà un senso.
Gigantesco villain da battere che nel finale diventerà esattamente una sorta di boss di fine livello, questo produttore grandioso e decadente è il termometro di un film che quando lo perde o ne perde l’energia fatica a tenersi in vita. Quando verrà il momento di tendere la trama, spostarsi dalla commedia all’intreccio da thriller con furti, omicidi, sparizioni e inseguimenti, Dolceroma non riuscirà a mantenere il proprio tono, cambierà troppo e non per il meglio. Quando viene il momento di puntare sull’intreccio e non sui personaggi si sgonfia, ma tale era la spinta della prima parte che si esce dal film comunque con la testa che gira, piena di idee nuove.