Dying Light 2 Stay Human, chi ha paura del buio? | Recensione
Dopo aver trascorso numerose ore a volteggiare tra i tetti, siamo finalmente pronti a parlarvi dell'ottimo Dying Light 2 Stay Human
Dopo la delusione dello scorso anno relativa al posticipo di Dying Light 2, siamo finalmente in direzione d’arrivo. La nuova opera del team polacco sarà disponibile per PC, PlayStation 4, PlayStation 5 e Xbox a partire dal 4 febbraio, puntando a soddisfare i fan e a conquistare nuovi utenti. Dopo aver passato numerose ore a correre tra i palazzi di Villedor, siamo finalmente pronti per raccontarvi la nostra esperienza.
La storia ha inizio 20 anni dopo quanto vissuto nei panni di Kyle Crane. Nonostante la città di Harran fosse stata isolata, i governi del mondo non hanno mai smesso di lavorare sul virus in grado di trasformare gli esseri umani in mostruose creature. Questo ha portato a una nuova pandemia che, questa volta, ha realmente distrutto il mondo per come lo conosciamo. La morte regna ovunque e gli ultimi esseri umani sono rintanati in grandi città. Città comunque assediate dai non-morti, ma che rendono comunque la vita possibile, per quanto ricca di pericoli.
Il protagonista di questa storia è Aiden Caldwell, un membro dei Pellegrini, organizzazione che viaggia tra le varie città svolgendo missioni in cambio di denaro. In cerca d’informazioni sul proprio passato, Aiden raggiunge Villedor e trova la città in preda a una sorta di guerra civile. I nobili si sono rintanati nella zona ricca, mentre la periferia vede la forza di polizia nota come i Pacificatori in lotta contro i Sopravvissuti, un gruppo di persone che hanno trovato nel Bazar la loro nuova casa. Il tutto mentre la criminalità regna ormai sovrana.
Sulla longevità di Dying Light 2 si è discusso molto, recentemente. Non possiamo sapere se per completare ogni singolo evento siano davvero necessarie 500 ore, ma quel che è certo è che per completare la campagna principale e tutte le missioni secondarie sono richieste tra le 100 e le 120 ore, in base alle vostre abilità. Un risultato a dir poco sorprendente, che dimostra la maturità raggiunta da Techland, dato che il ritmo di gioco non accenna mai a diminuire e, anzi, accelera una volta raggiunta la seconda area esplorabile.
Esattamente come il primo capitolo, Dying Light 2 mescola combattimenti corpo a corpo con l’esplorazione del mondo attraverso il parkour. Gli scontri ci sono sembrati molto più vari del primo capitolo, merito anche del nuovo albero delle abilità che permette di personalizzare il nostro alter ego digitale. Aiden potrà infatti apprendere nuove mosse, diventando un agile guerriero in grado di affrontare da solo gruppi numerosi di nemici. Nemici che presentano un'intelligenza artificiale spesso deficitaria, incapace di offrire il giusto livello di sfida e dando vita a situazioni spesso troppo simili tra loro.
Molto interessante anche l’introduzione delle scelte di trama, che andranno a modificare l’evolversi della storia e il mondo attorno a noi. Nonostante possa sembrare un’affermazione esagerata, la sensazione che si prova mentre si procede con l’avventura è davvero quella di aver messo mano alla sceneggiatura di fondo. I rapporti tra i personaggi cambieranno, dando vita a inaspettate collaborazioni tra il protagonista e i vari NPC.
Questa è solo l’ennesima prova di quanto Techland si sia impegnata per dar vita a un gioco più grande, profondo e stratificato rispetto al passato. Ottima anche la gestione delle meccaniche GDR che, seppur non particolarmente profonde, contribuiscono ulteriormente alla personalizzazione di Aiden. A questo si aggiunge anche un sistema di crafting, tanto semplice da comprendere quanto funzionale. Insomma: Dying Light 2 lascia costantemente nel giocatore una sensazione di soddisfazione.
Qualsiasi di queste tre strade si decida di intraprendere, l’opera di Techland è piacevole da vedere, pur non riuscendo a nascondere la sua natura cross-generazionale. Animazioni e texture talvolta risultano sottotono, cozzando con quelle che sembravano essere le promesse da parte degli sviluppatori. Perfetto il comparto sonoro, in grado di donare tensione quando serve e di pompare al massimo l’adrenalina nelle situazioni più action. Siamo rimasti anche piacevolmente colpiti dal doppiaggio inglese, ma non vi nascondiamo che avremmo apprezzato maggiormente una localizzazione italiana su tutta la linea. I sottotitoli, nel caso ve lo steste chiedendo, sono ovviamente presenti nella lingua del Bel Paese.
