Eravamo bambini, la recensione
Partito come un film noir, Eravamo bambini si riempie di intimismo e di una realizzazione dozzinale finendo fuori strada
La recensione di Eravamo bambini, il film di Marco Martani in uscita in sala dal 21 marzo
Un gruppo di amici rimasto blandamente in contatto da adulti, dopo aver passato diverse estati insieme in Calabria, decide di tornare lì in Calabria per sistemare qualcosa che si intuisce essere grave. Le loro vite non sono andate bene anche per chi ha avuto successo. Vediamo il loro ritorno insieme a diversi flashback di quando erano bambini che progressivamente si avvicinano al fattaccio la cui eredità non li ha più abbandonati. Qualsiasi cosa sia successa non è piacevole e qualsiasi sia quello che vogliono fare, non sarà priva di conseguenze né facile da portare a termine.
Martani ha deciso di improntare tutto il racconto intorno al mistero di questo evento e quindi di quello che i protagonisti intendono fare. In questo senso l’aria che si respira è quella giusta. Amara. Derelitta e da ultima spiaggia, l’aria che fa pensare che persone normali possano fare qualcosa di rischioso. Ma troppo dozzinale è la realizzazione per poter avere un effetto, troppo da poco è tutto il comparto tecnico per avere quel tipo di decisione e di resa che valorizzi questi spunti. La fiducia che il film ha nel tirante di questo mistero lo porta a trascurare l’intreccio propriamente detto e a riempirsi di momenti di struggimento interiore che mal si amalgamano con il tono e le finalità del film.