Faith vol. 1: Hollywood e la Vigna, la recensione
Abbiamo recensito per voi il primo volume di Faith, scritto da Jody Houser e disegnato da Francis Portela e Marguerite Sauvage
Fumettallaro dalla nascita, ha perso i capelli ma non la voglia di leggere storie che lo emozionino.
Da adolescente ha scoperto di essere una psiota, ovvero un essere in grado di volare grazie alla telecinesi e di generare un "campo compagno" che, oltre a difenderla da eventuali minacce, le consente di spostare gli oggetti con la mente. Il sogno di una ragazzina diventa realtà quando Faith, scelto il nome di battaglia Zephyr, può vivere le avventure che per anni si sono susseguite nelle sue fantasie. Così, dopo essersi unita al supergruppo dei Renegades, decide di intraprendere una carriera in solitaria come guardiana della città di Los Angeles.
Sfogliando il volume edito da Star Comics non risulta difficile capire perché Faith abbia fatto tanto parlare sé. Se nel rinnovato Universo Valiant le altre produzioni si sono imposte attraverso un ricercato lavoro di scrittura in cui la distanza tra storia e lettore veniva azzerata grazie a un'immersione nella contemporaneità e a un mix vincente di azione e introspezione, in questo caso la Houser sceglie di condurre il lettore in un mondo ricco di riferimenti pop. Faith è dunque una miniserie a "misura di nerd" con tanto di omaggi alle mitologie degli X-Men, di Star Wars, Buffy e via dicendo.
Questo citazionismo contribuisce a mettere in atto un'irriverente operazione di ribaltamento narrativo che pone al centro della scena un'eroina anticonvenzionale - Zephyr non ha esattamente il physique du rôle - e che trova il suo punto più alto nella collaborazione di lei presso la webzine: una sorta di spassosa versione alternativa della redazione del Daily Planet, cosa che di fatto rende Faith "la Clark Kent della situazione". Attraverso la stessa chiave di lettura, i suoi team-up diventano invece dei "primi appuntamenti".
A completare un lavoro di indubbio valore ci pensano Francis Portela e Marguerite Sauvage, due artisti dallo stile diverso, ma in grado di integrarsi in maniera funzionale. Il peso dei singoli capitoli è sorretto dal tratto realistico del disegnatore spagnolo, abile nell'imprimere alla narrazione un ritmo serrato e fluido, conferendo grande espressività ai personaggi.
Ma Faith vive spesso anche avventure tutte sue in un mondo immaginario popolato da attori biondi pronti a innamorarsi di lei e personaggi di serie TV. Questo universo è affidato alle matite della Sauvage, che con il suo stile cartoony estremamente accattivante accentua il lato più goliardico e fanciullesco della miniserie; un delizioso espediente che, sebbene interrompa il flusso narrativo principale, non lo fa mai in maniera inopportuna.