Fire Of Love, la recensione
Un documentario su due documentaristi che rimette in circolo alcune delle immagini e delle personalità più incredibili di sempre
La recensione di Fire Of Love, il documentario in uscita il 25 agosto
Non lo fanno per spirito di conquista o autolesionismo, lo fanno per sete scientifica, per la scoperta e la catalogazione delle attività dei vulcani, per capire e quindi prevenire i disastri. Di fatto hanno girato alcune delle immagini più impressionanti di sempre per quanto riguarda i vulcani. Lo sa bene chi conosce e segue Werner Herzog perché i due erano già stati lodati e ammirati da lui (uno che di personalità incredibili se ne intende) in Dentro l'Inferno. Divulgatori in televisione, coppia estremamente unita, simpatici buontemponi con pipa e macchina da presa 16mm: la maniera in cui sfidano la natura con poche precauzioni, molta conoscenza e calcoli a mano, fa impressione ancora oggi.
In anni in cui il cinema di fantascienza e azione più avanzato ha cancellato i villain e vuole semmai raccontare la sfida degli uomini contro l’ignoto, gli ambienti, il mondo o l’universo intorno a loro per sopravvivere, questo documentario sembra perfetto. A mettere insieme il materiale è Sara Dosa mentre a narrare c'è Miranda July, quindi un po’ c’è l’idea di trasformare tutto in materia da cinema indie americano (non è difficile visto quanto i due visivamente sembrino davvero partoriti dalla costumista di Wes Anderson), e farne una storia d’amore e fiamme come dice il titolo. Di certo c’è dentro questo documentario di grandissimo impatto, una quantità di immagini girate da Maurice Kraft che denunciano una capacità e un desiderio di capire il mondo tramite il cinema, di fare proprio cinema e non televisione, inquadrando e incastrando vulcani, lava e tutto quel che ne consegue in inquadrature piene di senso che impressiona.