Funne, la recensione
Documentario a carattere comunale, Funne nonostante cerchi a tutti i costi la tenerezza esasperata ha anche dei momenti davvero sorprendenti
La storia di queste signore che oscillano tra il molto arzillo e il molto timorose, tutte decisamente religiose e dotate di un piglio ironico non comune, è narrata con una fastidiosissima voce fuoricampo di stampo favolistico che impone una chiave di lettura ad eventi che, di loro, ne avrebbero già parecchie possibili.
Volendo però escludere la fastidiosa imposizione di una guida zuccherosissima (che ha il grave difetto di ripulire ancora di più il film di qualsiasi asperità), rimane un’osservazione per nulla scema di un contesto remoto, che annulla i mariti e si concentra solo sulle donne, spesso vedove, lasciandole per un momento sole con la loro estraneità.
Quello che Funne mette in scena non è realmente il loro tentativo di raccogliere i soldi per andare al mare. Quel pretesto agita esseri umani che non sono mai sotto il riflettore, gli dona un obiettivo buono per fare un racconto il cui vero scopo è guardarle in attività. Katia Bernardi le segue proprio eccitandosi nel guardarle “agire”. Le molte discussioni appaiono incolori e sono semmai le azioni, la decisione e l’indefessa determinazione nel guardare avanti a sé e non indietro (come è invece tipico della rappresentazione della terza età) che colpisce e coinvolge. Funne ha un ovvio lato ruffiano, di commedia e tenero, ma anche una meno visibile capacità di mettere in scena il marginale con inaspettata epica regionale.