Gangster Squad, la recensione
Tra Gli intoccabili e Dick Tracy con un look preso da L.A. Noire, l'impressione è che il grande cast sia fuori parte in un film lontano dal realismo dei classici del genere...
Ruben Fleischer non è tipo da film come Gangster Squad e questo lo si capisce subito, fin dalle prime scene, così appoggiate alle consuetudini del noir moderno e all'idea archetipa del genere, da non avere personalità e flirtare involontariamente con le parodie.
Il risultato è che Gangster Squad sembra un film realizzato da un team di agenti e una troupe di avvocati che si sono seduti a tavolino e hanno strutturato la sceneggiatura in maniera equa e soddisfacente per tutti i loro clienti, dividendosi i ruoli e le scene madri, dando ad ognuno quel di cui ha bisogno per la propria carriera e per il personaggio che si sta cucendo addosso. Poi tutti insieme hanno concordato che per il bene comune sarebbe stato buono che il film avesse anche dei momenti che lo identificassero come un'opera importante, con citazioni in linea con l'ambientazione noir anni '40. Così ritroviamo classici del genere già visti come la voce fuoricampo, l'inquadratura da dentro la piscina di un cadavere e addirittura, in un eccesso anacronistico, la sparatoria sulla scalinata.
Il risultato è un film in cui attori di grande calibro appaiono fuori parte (Emma Stone prima tra tutte), in imbarazzo con gli abiti che indossano e gli ambienti in cui si muovono. E l'eccesso di violenza non aiuta.