Hellboy, la recensione
Il reboot di Hellboy elimina tutti i tratti di cinema alto iniettati da Guillermo Del Toro e lo schiaccia verso il cinema di serie B demodè ma con stile
Non stupisce quindi trovarla qui, nella nuova versione per il cinema di Hellboy, nei panni di una strega tutta occhi spalancati, scollature incredibili, mani che lanciano incantesimi e si stringono ad uncino davanti al volto per comunicare cattiveria. E come sempre è impeccabile, la primatista di uno sport di cui gli altri sembrano non conoscere nemmeno le regole.
È che a Marshall piace proprio far esplodere mostri pieni di pus, bava e sangue appiccicaticcio e si vede! Se Guillermo Del Toro aveva fatto di Hellboy un piccolo capolavoro che giocava con i generi bassi per alzarli tramite uno sguardo e una creatività sofisticatissimi, lui gioca solo con i generi bassi e basta. Ma lo fa con una tale coerenza e una tale passione che è facile farsene contagiare. Questo Hellboy dai dialoghi risibili ma dalla scrittura per nulla malvagia (è strutturato e organizzato molto bene, ha un conflitto sofferto che lo rende interessante e i comprimari non sono scritti a tirar via) è il vero grindhouse!
Sicuramente ha influito la supervisione di Mike Mignola, creatore del personaggio, nel centrare bene il tono tra hard boiled e fantasy, tra mostruoso e poliziesco, e sicuramente è cruciale David Harbour nel dare levità e gravitas al personaggio in maniera credibile (è lui l’ancora che tiene il film saldamente fermo impedendogli di prendere derive ridicole ogni qualvolta rischia), ma di certo c’è molto di Neil Marshall. Il suo non essere mai riuscito a diventare un Sam Raimi ma aver mantenuto salda quella stessa passione per demoni e mostri, per il divertimento e la baracconata che vanno a braccetto, spesso ha portato a film discutibili, questa volta, se si accettano le sue regole e si condivide l’amore per un’idea di monster movie semplice e un po’ retro, se si crede che un cinecomic possa essere totalmente scriteriato ma godereccio, che non debba per forza possedere le sofisticazioni che le produzioni maggiori iniettano, allora ci si può davvero divertire.